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CORONAVIRUS, IL NEMICO INVISIBILE: INTERVISTA ALL’IGIENISTA DENTALE SALVATORE RUSSO

charla-igienista-02Riflessioni di un igienista dentale

Riflessioni e impressioni di un igienista dentale sulle conseguenze della pandemia sul settore sanitario e il mondo post-covid-19.

Salvatore Russo è un’eccellenza italiana in materia di igiene dentale, e noi di ILERNA Online Italia abbiamo avuto l’onore di raccogliere la sua preziosa testimonianza riguardo le conseguenze portate dal nemico invisibile denominato Covid-19 sul settore dell’igiene dentale.

igienista dentale

Il Dott. Russo, contitolare della clinica odontoiatrica Rusaldent a Roma, è laureato magistrale in Scienze della Professioni Sanitarie ed è in possesso di un Master in Tecnologie Avanzate nelle Scienze di Igiene Orale. Inoltre, è stato professore a contratto e tutor clinico di laser terapie al Master presso “La Sapienza” Università di Roma” e al Corso Laurea in Igiene Dentale presso “Tor Vergata” Università di Roma. Per quanto concerne la sua invidiabile carriera professionale, Salvatore Russo è stato consulente presso A.F.O. di ODONTOIATRIA – U.O.S.D. di Diagnosi Igiene e Prevenzione Orale con DH Medico-Chirurgico Generale e Speciale per Soggetti Vulnerabili presso il Policlinico Tor Vergata-Roma; igienista dentale volontario su pazienti diversamente abili presso il Centro Educazione Motoria della Croce Rossa Italiana; consulente presso il Reparto Odontoiatrico dell’Arma dei Carabinieri della Caserma Salvo D’Acquisto-Roma; e per finire Dental laser therapist and educator. Infine, è autore di articoli e pubblicazioni nazionali ed internazionali, nonché relatore in corsi e congressi a livello sia nazionale che internazionale.


 

A seguire, vi lasciamo l’intervista che il Dott. Russo ci ha gentilmente rilasciato i giorni scorsi.

1. Nel mese di maggio, il New York Times ha catalogato i lavori e le professioni più a rischio Covid19: al primo posto ha inserito gli igienisti dentali, dietro di loro, i medici di base, gli internisti e infine, gli assistenti dentali e dentisti. Cosa ne pensa a riguardo?

 Innanzitutto mi permetta un ringraziamento a tutti Voi della redazione per questa intervista a me dedicata.

Sono assolutamente d’accordo con quanto asserito dalla prestigiosa testata da Lei citata poiché il loro articolo conferma quanto mi venne insegnato già nei primi giorni degli inizi del mio percorso di studi nei primi anni ’90 dello scorso millennio (presso l’Ospedale “Fatebenefratelli” dell’Isola Tiberina in Roma e che mi ha portato essere ad oggi un Dottore in Igiene Dentale con Laurea Magistrale), ovvero che le nostre strumentazioni meccaniche generano un aerosol per un diametro di circa un metro e mezzo rilasciando nell’aria molti agenti microbici compresi ovviamente eventuali patogeni (pensiamo ad esempio ai pazienti affetti da HIV o da epatite). Durante i nostri trattamenti, si rende perciò necessario mettere in atto tutti i protocolli utili per proteggere noi ed i nostri pazienti dal pericolo di infezioni trasmesse, considerando pertanto tutti come probabili infetti: molti di loro sanno di essere malati, molti, purtroppo, no poiché la diagnosi di queste infezioni richiede delle analisi specifiche e non routinarie. A tutto questo si aggiunge anche la mia esperienza, quasi decennale, come Igienista Dentale strutturato presso il reparto Odontoiatrico di Patologia Speciale per Pazienti Vulnerabili del Policlinico di Tor Vergata in Roma, in cui quasi quotidianamente operavamo su pazienti infetti e potenzialmente tali. Anche grazie a questa collaborazione, più unica che rara, non ho avuto grandi difficoltà nella gestione del Covid 19 al termine del lockdown obbligato, poiché ho dovuto aggiungere ai già scrupolosissimi protocolli da me adottati in precedenza i DPI specifici per combattere questo tipo di emergenza.

2. Se dovessimo condividere alcune cifre significative che rappresentino l’impatto del coronavirus sul mercato lavorativo italiano, quali sarebbero?

 A questa Sua domanda risponde non il Salvatore Russo clinico ma l’imprenditore odontoiatrico, una delle altre mie attività primarie essendo tra l’altro contitolare da 30 anni di una clinica dentale in Roma, che quindi si interessa anche dell’andamento economico nazionale ed internazionale. Basandomi sia su ciò che quotidianamente apprendo dai media sia e soprattutto da quanto vedo nella realtà oggettiva quotidiana “della strada”, la mia principale caratteristica, l’impatto del Covid sull’economia nazionale dipende dai settori specifici ed anche, all’interno degli stessi, da quali sono state le loro strategie economiche pre-covid ovverosia a quale specifica clientela erano dirette le loro finalità commerciali. Faccio un esempio per spiegare meglio il mio concetto: il ristorante in centro città con un’utenza di soli stranieri è e sarà in crisi fino a che non uscirà un vaccino visto l’altalenante report mondiale giornaliero dei nuovi contagi; il ristorante di periferia con una sua clientela locale e spesso fidelizzata continuerà comunque a lavorare, seppur con delle limitazioni determinate dall’emergenza in atto.

Nello specifico del settore odontoiatrico, sto vedendo che chi da sempre ha seminato bene puntando sul famoso “passaparola” (un tempo di quartiere ma ora, grazie al web ed alle piattaforme sociali, con un raggio di azione mediatico fortemente allargato) non solo ai trattamenti clinici d’eccellenza anche all’igiene orale (decontaminazione della bocca, “non solo tartaro e denti bianchi”. Tutto entra dalla bocca, anche il cibo.., questo Covid l’ha dimostrato al mondo intero), alla scrupolosa disinfezione e sterilizzazione della strumentazione e dei locali dove operiamo, alla fidelizzazione dei pazienti, ecc. a lockdown terminato sta lavorando come e più di prima mentre altri stanno lavorando a regime ridotto ed alcuni addirittura fallendo: la maggior parte di questi sono coloro secondo cui il fatturato veniva prima della salute del paziente. Per mia esperienza diretta, anche nel mio studio era tempo che non lavoravamo con questi ritmi al punto tale che quest’anno e per la prima volta il periodo di chiusura estiva sarà limitato ad una sola settimana e non tre o addirittura quattro come finora era successo per gli anni passati.

3. Per quanto tempo continueremo a fare il triage “obbligatorio”, prima che il paziente acceda presso lo studio odontoiatrico? Dovremo prendere la consuetudine di misurare la temperatura contactless a ogni paziente e l’ossigenazione con il saturimetro? Sarà necessario farlo rientrare di default nel nostro protocollo?

 Penso che “l’obbligo” resterà fino a quando non uscirà un vaccino che sembra e si spera per tutta l’umanità essere ormai prossimo.

A parer mio sarebbe buona norma mantenere il triage per sempre poiché se la struttura è ben organizzata ci vogliono veramente 5/10 minuti in più all’accoglienza del paziente per il completamento dello stesso. Spero e confido che questa pandemia ci abbia ricordato a tutti noi operatori di settore che i nostri studi sono delle “piccole sale operatorie ospedaliere”, per cui come tali vanno gestite non per obblighi legislativi ma bensì per OBBLIGHI MORALI!

4. Alcuni consigli su come organizzare lo studio dentistico durante questo periodo particolare?

 La ringrazio di questa domanda che mi da modo di spiegarLe in poche parole il mio “percorso di gestione Covid 19”. Già dal giorno dopo la chiusura obbligata delle nostre attività a livello nazionale, ossia dal 10 di marzo, invece di mettermi a piangere e deprimermi come hanno fatto tanti colleghi, igienisti o odontoiatri che siano, mi sono subito messo al lavoro sul computer, al telefono, ecc. mettendo in atto tutta la mia esperienza ormai 37ennale nel mondo odontoiatrico in generale, unita a quella sul campo in quel del Policlinico di Tor Vergata, prima enunciata,  oltretutto coinvolgendo le mie amicizie di virologi, internisti, anestesisti, medici di base, ecc., stilando insieme protocolli da mettere in atto il giorno stesso della possibile riapertura avvenuta poi il 4 di maggio. Mi dissi:  “chi è subito pronto sarà il vincente del futuro, visto che la gente è rimasta segregata in casa senza poter fare un controllo dentale, di dover gestire un eventuale ascesso con dell’antibiotico senza poter intervenire sulla causa, oppure un’igiene professionale della propria bocca come da richiamo stabilito”.

Di seguito un veloce riepilogo dei punti base del protocollo redatto da me insieme al mio gruppo di lavoro sopracitato, che serenamente condivido con Voi e i Vostri lettori, come ho già fatto con altri professionisti amici di settore, nazionali ed internazionali, che me lo hanno gentilmente richiesto:

  • utilizzo di mascherine Ffp2/3 meglio monouso senza filtro (ottimo per proteggere in entrata ma non in uscita. Sono indicate per 8 ore di lavoro continuato) durante la fase operativa;
  • per i controlli & co che non prevedono aerosol ok per le classifiche mascherine chirurgiche;
  • visiera in plastica;
  • occhiali (neutri o da vista) oppure ingrandenti con loro schermo protettivo comunque sotto la visiera in plastica;
  • camicie monouso o autoclavabile;
  • copricapo monouso o autoclavabile;
  • copri scarpe monouso;
  • doppio guanto: quello sotto è la nostra seconda pelle, quello sopra cambiarlo tra un paziente e l’altro come da routine;
  • arieggiare molto la stanza;
  • far mantenere la distanza di almeno un metro tra i pazienti, tra paziente ed operatore quando possibile, tra i vari operatori nelle fasi non operative e comunque sempre con la mascherina chirurgica o FFp2/3;
  • per le superfici, strumentario & co utilizzo di disinfettanti a freddo con azione specifica anche sul Covid 19
  • fare il giusto triage ancor prima di dare l’appuntamento e da ripetere prima della seduta. Far firmare al paziente quanto da lui dichiarato;
  • evitare assembramenti in sala d’aspetto;
  • appuntamenti più lunghi che prevedono almeno 15 minuti tra un paziente e l’altro per le giuste manovre di sanificazione sala operatoria e ricambio di aria.

5. Ha un ricordo in particolare relativo a questa pandemia che Le piacerebbe condividere?

Sicuramente la cosa che mi ha più emozionato e che mi resterà nel cuore è la voglia di condivisione globale perché l’umanità intera si è resa conto che al di là delle razze e dei ceti sociali “siamo tutti uniti da un invisibile filo rosso” e che non esistono soldi, potere & co capaci ad evitare le gravi malattie e tanto meno la morte conseguente ad esse: davanti una pandemia del genere siamo veramente tutti uguali!

6. Secondo Lei cosa potrà insegnare questa emergenza al settore dentale?

L’importanza del rispetto e del mantenimento dello stato di salute, non solo orale ma di tutto il corpo visto che tante infezioni, non solo quelle da Covid,  partono dalla bocca, sia per noi operatori sia, anzi, ancor di più di chi ci affida la sua salute e spesso quella dei propri figli.

7. Infine, sarebbe in grado di descrivere in poche parole come sarà per Lei il mondo post-covid19?

Il mio timore è che l’ingordigia e l’egoismo umano caratterizzanti gli anni tremila conseguenti alle assurde leggi non scritte dettate da chi gestisce per un proprio tornaconto il consumismo sfrenato mondiale per un benessere personale di pochi, spesso a danno dei molti meno fortunati del pianeta, a pochi mesi dall’uscita e la distribuzione di un eventuale vaccino che ponesse fine a questo stato di emergenza, prevalga nuovamente facendoci immediatamente dimenticare quanto di buono questa pandemia ha fatto emergere: le vere priorità di vita.

 

Ringraziamo il Dott. Russo per averci reso note le sue opinioni e averci fornito una dettagliata descrizione riguardo le procedure da seguire per svolgere la professione di igienista dentale in tutta sicurezza. Crediamo fermamente che quanto da lui comunicatoci costituisce un’eccellente lezione di vita: mai arrendersi di fronte alle avversità. Come diceva Winston Churchill:

“Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta.”