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Nove consigli su come affrontare gli esami

consigli su come affrontare gli esamiConsigli su come affrontare gli esami

Onliners,  che ne dite di alcuni utili consigli su come affrontare gli esami?

In questo articolo, vi forniremo una serie di consigli per affrontare al meglio le prove che vi aspettano nel corso di questa settimana. 

Scopritene tutti i segreti nelle prossime righe. 

consigli su come affrontare gli esami

Cosa fare prima dell’esame 

Parlate con il professore

Durante il semestre, vi consigliamo di mantenere vivo il contatto con il professore. In caso di dubbi o domande, non rimuginate a lungo su quale potrebbe essere la risposta corretta: rivolgiti direttamente al professore attraverso Campus. Saranno a vostra completa disposizione e vi risponderanno in meno di 24 ore.

Lavorate sul materiale 

Per affrontare un esame al meglio, è fondamentale lavorare sul materiale che avete a disposizione. Mentre studi:

  • Organizzate gli appunti che avete raccolto durante la lezione: gli appunti sono una risorsa importante per organizzare il vostro studio. L’ideale sarebbe annotare tutte le parole chiave e i macro concetti più importanti menzionati dal professore, per poi approfondirli e ricercarli sui materiale che avete a disposizione su Campus;
  • Create delle mappe concettuali: fare schemi o creare mappe concettuali è un metodo efficace per ricordare con facilità le nozioni più importanti.

Non procrastinate

 Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi. Prima di dare inizio a una buona sessione di studio, è importante fissare una tabella di marcia. Vi consigliamo di utilizzare un planner o creare un calendario con un semplice excel. Annotate le tasks che affronterete giorno per giorno, e ricordate: concedetevi una pausa ogni tanto, sarete molto più produttivi!

Concentratevi durante la sessione di studio 

Vi è mai successo di perdere la concentrazione durante una sessione di studio? Qui di seguito vi indichiamo alcuni consigli su come recuperarla: 

Se hai problemi a trovare la concentrazione nello studio, ti consigliamo di:

  • Ascoltate musica classica: diverse ricerche hanno dimostrato che la musica classica è in grado di agire positivamente sul nostro livello di concentrazione;
  • Concedetevi una pausa: talvolta è la stanchezza a giocare brutti scherzi e a farci perdere la retta via. Evitate sessioni di studio massacranti: concedetevi una una passeggiata all’aria aperta o 20 minuti della vostra serie preferita. Tuttavia, fissate un tempo specifico al vostro riposo: una piccola pausa non può trasformarsi in diverse ore di dolce far niente. 
  • Ritrovate la vostra motivazione: stress da prestazione o poca motivazione? Stabilite degli obiettivi e ritrovate la voglia di studiare pensando al vostro futuro professionale. 

Gestite lo stress

Imparare a gestire lo stress e le pressioni derivanti dal carico di studio è di fondamentale importanza per superare brillantemente la sessione d’esame.

Ci sono diverse tecniche per rilassarvi e abbandonare i pensieri negativi. Tra le tecniche migliori, l’Università Niccolò Cusano indica le seguenti: 

  • sedetevi sul divano o una poltrona  mantenendo la schiena dritta;
  • chiudete gli occhi e prestate attenzione a ciò che vi circonda: riuscirete a percepire rumori che prima  non avvertivate;
  • respirate profondamente e in modo naturale;
  • scansionate il vostro corpo e cercate di individuare quelle parti che avvertite come particolarmente tese. Tentate di sciogliere questa tensione nella vostra testa e ripetete a voi stessi di rilassarvi;
  • aprite gli occhi e affrontate la vostra giornata con tutta la positività che avete in corpo. 

 Svolgete la simulazione d’esame

Prima dell’esame ufficiale, i vostri professori caricheranno una simulazione d’esame in modo tale che possiate prendere atto di questa nuova modalità. Sottolineiamo che questa simulazione non ha alcun valore accademico  e costituisce una semplice prova per agevolarvi nel corso dell’esame ufficiale. 

Poco prima dell’esame 

Non guardate i social network 

L’avvento dei social network ha generato la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out) ed è una nuova forma di ansia sociale che riguarda soprattutto i giovani. In parole povere, si tratta della paura di essere tagliati fuori: il pensiero costante che gli altri stanno facendo qualcosa di più interessante di noi e che ci stiamo perdendo quel qualcosa. Pertanto, vi consigliamo di evitare di visionare i vostri account prima dell’esame: potrebbero generare stress inutile.

Eliminate la caffeina

Il caffè può rivelarsi il peggior nemico in vista di un esame. Diversi studi dimostrano che oltre una certa soglia, la caffeina arriva a modificare la chimica del nostro cervello, creando una sorta di dipendenza.

Il nostro organismo diventa sempre più resistente alle sostanze presenti nel caffè, richiedendo una quantità sempre maggiore della bevanda per ottenere gli stessi effetti. Tuttavia, gli effetti negativi si accumulano nel tempo: ansia e nervoso sono i due nemici giurati dello studente sotto esami, ma sono le prime controindicazioni a farsi sentire. Può addirittura subentrare l’insonnia, a rendere ancora più difficile la fase di studio, e un senso di affaticamento

Durante l’esame 

Lavorate sull’esame

Gestire la prova nel modo giusto è importante per comunicare al professore tutto quello che hai studiato.

In particolar modo:

  • Leggete con attenzione le domande e organizzate nella vostra mente le risposte;
  • Gestite bene il tempo a disposizione per ciascuna domanda, in modo da poter rispondere a tutti i quesiti;
  • Prima di iniziare a scrivere, rileggete 2 o 3 volte le domande se necessario;
  • Rispondete  prima alle domande di cui siete sicuri della risposta e che attribuiscono un maggior punteggio;
  • Mantenete la calma  e cerca di riflettere per cercare una soluzione alla domanda di cui credete non conoscere la risposta.

 

 

Ricordate, Onliners! Qualora non doveste passare l’esame o non vi foste presentati, potrete ripeterlo nel corso della sessione straordinaria. Questi esami avranno luogo i giorni 12 e 13 febbraio, e saranno online. In tal caso, dovrete iscriverti agli esami della sessione straordinaria tramite la sezione “Iscrizioni” del Campus virtuale.

 

Per qualsiasi dubbio o domanda, non esitate a contattarci allo 02 82 94 49 45 o a scriverci a alunni@ilernaonline.it.

Veganismo e salute orale: miglioramento o peggioramento?

veganismo e salute oraleVeganismo e salute orale

Veganismo e salute orale: quali saranno gli effetti a livello dentale derivanti da un regime alimentare privo di proteine di origine animale?

Gennaio è sinonimo di veganismo grazie al movimento Veganuary, che dal 2014 promuove e educa sul veganismo spingendo la popolazione mondiale ad assumere un regime alimentare strettamente vegano. 

Oggi, secondo il Rapporto Eurispes 2020, la percentuale di vegetariani e vegani è dell’8,9%, un massimo storico per l’Italia, con un 2,2% di vegani.

veganismo e salute orale

Cosa vuol dire “vegano”? 

La parola “vegano” è originaria del secolo XIX , quando per prima volta si definirono “vegetariani totali” tutti coloro che evitavano il consumo di uova, latticini o che non facevano uso di animali per qualunque tipo di proposito

Il termine “vegano” venne coniato nel 1944 per conto di Donald Watson, fondatore della Vegan Society d’Inghilterra. Questa parola venne inserita all’interno del Dizionario di Oxford nel 1962. Come lo definiva? «Vegetariano che non consuma burro, uova, formaggio e latte».

Cos’è il veganismo?

Il veganismo viene definito della seguente forma:

“Il veganismo è uno stile di vita che cerca di evitare, per quanto sia possibile, tutte le forme di sfruttamento e crudeltà nei confronti degli animali, che si manifestano sottoforma di alimenti, capi d’abbigliamento, ecc.”

Inoltre, è bene sottolineare che la Giornata Mondiale del Veganismo si celebra il primo novembre di ogni anno dal 1994, anno in cui si commemora l’inaugurazione della Vegan Society

 Tipi di vegetariani e vegani

Vegetariano è colui che non assume né carne né pesce o prodotti contenenti questi alimenti.

Come indica A.I.R.O (Accademia Italiana Ricerca Orale), esistono differenti modelli alimentari vegetariani:

  1. Lacto-ovo-vegetariano: consuma cereali, verdura, frutta, legumi, semi, noci, latticini, uova ed esclude carne e pesce.
  2. Lacto-vegetariano: oltre a carne e pesce, non mangia uova.
  3. Vegano, vegetaliano o vegetariano integrale: è simile al modello lacto-vegetariano, con l’ulteriore esclusione di latticini ed altri prodotti di origine animale.

Esistono poi alcuni modelli definiti spesso vegetariani in maniera del tutto improprio

  1. La dieta macrobiotica: si basa sul consumo di cereali, legumi e verdura. A volte si utilizzano limitate quantità di pesce, e frutta, frutta secca e semi sono utilizzati in proporzioni ridotte.
  2. Dieta semivegetariana: coloro che assumono questo regime alimentare consumano occasionalmente carne, ma principalmente seguono una dieta vegetariana.

Veganismo e salute orale

Conseguenze positive 

Sapevate che il ridotto consumo di derivati animali e maggiore consumo di vegetali determina un miglioramento della salute orale?

I vegetariani e vegani tendono ad avere uno stile di vita più salutare:

  • non consumano né tabacco né alcool;
  • sono fisicamente più attivi.

Inoltre, i vegani assumono una quantità maggiore di antiossidanti grazie al grande consumo di frutta e verdura. Ciò migliora la risposta immunitaria nei processi infiammatori. I soggetti vegetariani e vegani presentano una migliore condizione a livello dei tessuti molli del cavo orale con minore incidenza di fenomeni infiammatori gengivali, e minore danno parodontale. 

Conseguenze negative

Tuttavia, vi sono altri studi che dimostrano che frutta, verdura e cereali favoriscono l’insorgere di carie e l’erosione dello smalto, con conseguenza sui tessuti duri del cavo orale.

Per quanto concerne le carie dentali, si tratta di fenomeni strettamente legati all’assunzione di carboidrati, contenuti nella frutta e nella verdura.  Gli zuccheri contenuti nella frutta (glucosio, fruttosio e saccarosio) possono essere fermentati in acidi dai batteri orali e quindi favorire l’insorgere delle carie.

L’erosione dentale, invece, viene definita come la perdita di tessuto duro causato da acidi estrinseci o intrinseci tra cui fattori chimici, e biologi. Le sue cause principali? 

  • Consumo frequente di alimenti acidi quali frutta e verdura.
  • Reflusso gastrico

L’acido degli alimenti e delle bevande possono portare alla demineralizzazione dei tessuti dentali, caratterizzata da una dissoluzione superficiale dei cristallini dello smalto seguito da una continua dissoluzione degli strati più profondi. Nel caso in cui la distruzione erosiva non venisse fermata, si può incorrere nell’esposizione della dentina. 

Tuttavia, la letteratura scientifica non ha prodotto studi certi riguardo l’associazione tra regime alimentare vegano e l’insorgenza di carie o di erosione.  

Infine, è bene ricordare che una dieta vegana non correttamente bilanciata comporta un maggior rischio per la salute dei denti. Come ricorda il Dott. Jacopo Gualtieri, odontoiatra dell’EAO (European Association for Osseointegration), ciò dipende in gran parte da un deficit di calcio e vitamine B, D e B12, a cui deve far fronte chi elimina dalla propria dieta i prodotti di origine animale, e da una maggiore presenza di sostanze cariogeniche, come zuccheri e acidi, negli alimenti vegetariani.

 

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Primi dentini: tutto quello che c’è da sapere

primi dentiniI primi dentini

Neonati e primi dentini: come comportarsi?

L’eruzione dei primi dentini inizia ad avvenire attorno al quarto-sesto mese di vita del piccolo. La loro comparsa è accompagnata da sintomi più fastidiosi, quali gonfiori, sonno agitato, inappetenza e salivazione abbondante.

primi dentini

Eruzione primi dentini 

I primi dentini sono i primi denti a svilupparsi e crescere durante l’esistenza di ogni essere umano. I denti da latte sono venti in totale: nel dettaglio, per ogni semi arcata dentale, sono presenti cinque denti. La dentizione definitiva è caratterizzata invece da trentadue denti. Tutti i primi dentini cadranno fra i 6 e i 14 anni, quando verranno sostituiti dai denti permanenti e completati dai quattro molari (premolari e denti del giudizio).

La sequenza con cui spuntano è uguale per tutti: prima gli incisivi, poi i primi molari (intorno al primo anno d’età), i canini e, infine, gli ultimi molari (verso i 2-3 anni). 

Lo schema dell’eruzione dei denti  da latte

  • 4-6 mesi: incisivi centrali inferiori;
  • 7-8 mesi: incisivi centrali superiori
  • 7-8 mesi: incisivi centrali superiori;
  • 12-18 mesi: incisivi laterali, prima inferiori poi superiori, seguiti a breve distanza dai primi molari;
  • 18-24 mesi: canini inferiori e superiori;
  • 24-30 mesi: secondi molari.

Quando spuntano i primi dentini del neonato?

I primi dentini del neonato spuntano secondo il seguente schema:

  • 4-6 mesi: spunta il primo dentino. Si tratta di uno dei due incisivi centrali inferiori, cui seguirà prestissimo anche l’altro.
  • 7-8 mesi: è il turno degli incisivi centrali superiori
  • 12-18 mesi: spuntano gli incisivi laterali, prima superiori e poi inferiori. Subito dopo di questi, sarà il turno dei molari. 
  • 18-24 mesi: spuntano i canini, inferiori e superiori. 
  • 24-30 mesi: appaiono i secondi molari.

Sintomi eruzione primi dentini 

I sintomi che accompagnano l’eruzione dei primi dentini sono i seguenti:  

  • Prima di tutto compaiono uno o più puntini bianchi sulla gengiva, che tende ad arrossarsi e a gonfiarsi.
  • La guancia può apparire arrossata all’interno, così come all’esterno può esserci un gonfiore di mento e collo in corrispondenza di essa.
  • Il neonato comincia a provare fastidio: si mostra irrequieto e perde il sonno
  • La sua salivazione può aumentare in maniera abbondante.
  • Il neonato può mostrare inappetenza.
  • Mordicchia tenacemente gli oggetti che trova sottomano e realizza, in tal modo, una sorta di massaggio spontaneo per le gengive irritate.

Spesso la comparsa dei primi dentini nei neonati è accompagnata da febbre, diarrea o altro genere di disturbi. Tuttavia, secondo i medici, non vi è correlazione alcuna tra i due fenomeni. Malattie e virus colpiscono maggiormente il bambino in quel periodo perché si tratta della fase in cui cessa di essere protetto dagli anticorpi materni ed entra per la prima volta in contatto con virus esterni.

Disturbi che accompagnano l’eruzione dei primi dentini

Alcuni trucchi per alleviare i disturbi correlati all’insorgere dei denti da latte? 

  • Una volta freddati, l’utilizzo di appositi giocattoli di gomma ruvida con all’interno dei liquidi refrigeranti consentono al bambino di anestetizzare la gengiva mordicchiandoli.
  • Un semplice massaggio con le dita sulle gengive può dare sollievo al bambino nella fase della dentizione. In alternativa, si possono utilizzare garzine sterili e fredde sulla parte arrossata, asciugando spesso la bocca con una spugna morbida, per evitare il ristagno di saliva.
  • Per quanto concerne i rimedi naturali, si può ricorrere a timo, camomilla, malva, calendula, acido ialuronico, da applicare più volte al giorno sulle gengive in forma di specifiche pomate da acquistare in farmacia. Le loro proprietà calmanti aiuteranno il bambino a sopportare il fastidio.
  • Per placare i gonfiori, sono disponibili creme che vanno applicate in quantità modesta sulla gengiva. In farmacia e parafarmacia, possono essere acquistati gel antinfiammatori, lenitivi e rinfrescanti da applicare prima del sonno e dopo i pasti, o paste gengivali con basse dosi di amilocaina ad effetto anestetico. 

Igiene orale

È consigliato iniziare a occuparsi dell’igiene orale sin dall’eruzione del primo dentino, che va pulito con una garza almeno due volte al giorno.

Lo spazzolino potrà essere utilizzato una volta che spuntino più denti: dovrà essere dotato di setole morbide, adatto al neonato. Inoltre, bisogna evitare l’utilizzo del dentifricio, che potrà essere usato, in piccole dosi, solo a partire dai 16-18 mesi di età.

La radioprotezione

radioprotezioneLa radioprotezione

ILERNA Online Italia ha appena allargato la sua offerta formativa, introducendo un Corso online in Tecniche di Radiologia Medica.

Una delle materie che si tratteranno nel corso del primo semestre riguarda la disciplina della radioprotezione, anche detta protezione sanitaria contro le radiazioni ionizzanti, nata come campo applicativo della radiobiologia cui è connessa. 

Se siete interessati a scoprire di più circa questa disciplina, continuate a leggere. 

radioprotezione

Cos’è la radioprotezione

La radioprotezione è intesa come studio e prevenzione degli effetti dannosi delle radiazioni sull’uomo e l’ambiente.

Si tratta di una disciplina relativamente giovane, che ha avuto inizio alla fine del 1800 con la scoperta dei raggi X per conto del fisico tedesco Wilhelm Röntgen.

La protezione dalle radiazioni ionizzanti, ovvero particolari tipi di radiazioni elettromagnetiche o particelle subatomiche dotate di una quantità di energia sufficiente per “ionizzare” la materia che attraversano, è resa particolarmente efficace dai seguenti aspetti: 

  • la conoscenza della loro natura;
  • l’applicazione della dosimetria, cioè il calcolo della dose assorbita;
  • l’impiego di avanzati metodi di misura.

Principi della radioprotezione

Il sistema di protezione dalle radiazioni ionizzanti proposto dalla ICRP (International Conference on Pattern Recognition), e accolto dalla maggior parte delle normative nazionali ed internazionali, si basa su 3 principi:

  • La giustificazione: per ogni pratica con impiego di radiazioni, tale principio richiede la valutazione preventiva dei rischi e dei benefici e che i secondi siano nettamente superiori ai primi.

“Le esposizioni mediche devono mostrare di essere sufficientemente efficaci mediante la valutazione dei potenziali vantaggi da esse prodotti, inclusi i benefici diretti per la salute della persona e della collettività, rispetto al danno che l’esposizione potrebbe causare, tenendo conto dell’efficacia, dei vantaggi e dei rischi di tecniche alternative disponibili, che non comportano un’esposizione alle radiazioni ionizzanti ovvero ne comportano una minore” ed ancora “tutte le esposizioni mediche individuali devono essere giustificate preliminarmente, tenendo conto degli obiettivi specifici dell’esposizione e delle caratteristiche della persona interessata” (DLgs 187/00).

  • L’ottimizzazione: consiste nell’adozione di tutte le metodiche adeguate a ridurre, quanto possibile, l’esposizione alle radiazioni, secondo alcuni parametri di protezione:
    • la distanza dalla sorgente di radiazioni, all’aumentare della quale il rischio si riduce generalmente come l’inverso del suo quadrato;
    • il tempo di esposizione, che deve essere ridotto il più possibile compatibilmente con le esigenze lavorative;
    • l’adozione di adeguate schermature, che devono essere progettate in considerazione del tipo e dell’intensità delle radiazioni da schermare;
    • il controllo della contaminazione radioattiva, che deve essere mantenuta entro livelli molto contenuti.
  • I limiti di dose: sono imposti dalla normativa nazionale vigente, per lavoratori esposti e individui della popolazione e corrispondono a quelli raccomandati in ambito internazionale dalla ICRP. La somma delle dosi ricevute e impiegate non deve superare i limiti prescritti, in accordo con le disposizioni legislative e i relativi provvedimenti applicativi.

Esposizione alle radiazioni 

Secondo quanto indicato dall’Ordine dei tecnici Sanitari di Radiologia Medica, esistono tre tipologie di esposizioni alle radiazioni:

  • Lavorativa: si riferisce all’esposizione ricevuta durante un’attività lavorativa.
  • Medica: comprende quanto segue
    • esposizione di una persona per un’indagine diagnostica o di un trattamento terapeutico;
    • esposizione di persone non esposte per lavoro, ma che coscientemente e volontariamente assistono persone sotto terapia e diagnosi;
    • esposizione di volontari inseriti in un programma di ricerca biomedica.
  • Della popolazione: comprende tutte le esposizioni che non sono lavorative o mediche.

Danni prodotti sull’uomo dalle radiazioni 

I danni prodotti sull’uomo si distinguono in:

  • Danni somatici deterministici: Compaiono al superamento di una dose-soglia caratteristica di ogni effetto. Il superamento di un valore, definito dose-soglia caratteristica di ogni effetto, comporta l’insorgenza dell’effetto in tutti gli irradiati. Con l’incrementare della dose, aumenta la gravità delle conseguenze a livello clinico.
  • Danni somatici stocastici: sono a carattere probabilistico, in quanto si basano su dimostrazioni sperimentali radiobiologiche e dall’evidenza epidemiologica. Compaiono con maggiore frequenza se le dosi sono elevate, e si manifestano dopo anni dall’irradiazione.
  • Danni genetici stocastici: si tratta di danni di natura genetica e casuali. In tal caso, l’individuo esposto a radiazioni può subire modificazioni nei geni e nei cromosomi; possono essere mutazioni genetiche che avvengono naturalmente e spontaneamente in ogni passaggio di generazione o aberrazioni cromosomiche.

I parametri fondamentali, su cui si può agire, sono:

  • Distanza
  • Tempo di esposizione
  • Schermatura

 

Pertanto, le finalità di un sistema di radioprotezione sono:

  • prevenire l’insorgenza di effetti deterministici;
  • mantenere ad un livello accettabile l’insorgenza di effetti stocastici;
  • ridurre la mancanza di equità che potrebbe derivare da un conflitto di interesse tra gli individui esposti e la società nel suo insieme.

 

 

Vi piacerebbe immergervi nel mondo della radioprotezione? Come menzionato all’inizio dell’articolo, ILERNA Online Italia ha appena lanciato un Corso di formazione in Tecniche di radiologia medica. Si tratta di un corso ad accesso libero, con materiale didattico e servizio di attenzione all’alunno interamente in italiano, e il cui titolo è 100% riconoscibile in Italia. 

Per maggiori informazioni, non esitate a contattarci allo 02 94 75 99 06 o a info@ilernaonline.com.

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Radiologia Medica: cosa devi sapere su questa branca della medicina

radiologia-medicaRadiologia medica: cosa devi sapere

Vi siete mai chiesti a cosa si riferisca il termine radiologia medica?

La radiologia è una branca della medicina che aiuta a diagnosticare e trattare le condizioni mediche di alcuni organi o distretti anatomici

Nello specifico, per radiologia si intende l’utilizzo di radiazioni elettromagnetiche, in particolare raggi X e raggi γ, nonché le radiazioni corpuscolari che si generano a partire da disintegrazioni radioattive. Lo scopo dell’utilizzo di queste radiazioni è principalmente diagnostico, ma può essere anche di natura terapeutica come nel caso della radioterapia.

radiologia medica

Radiologia digitale

I raggi X costituiscono la forma più antica di imaging medicale che nel corso degli anni si è evoluta da tecnica di tipo analogico a tecnica digitale.

Con il termine Radiologia digitale si intende la modalità di acquisizione digitale dell’immagine Rx che mediante hardware e software dedicati consente l’elaborazione dei dati in formato numerico, la modifica post-acquisizione e l’archiviazione su supporto magnetico. Qualora dovessimo fare un confronto con la radiografia analogica, la tecnica digitale migliora di gran lunga la qualità delle immagini, in quanto fa uso di algoritmi di elaborazione che esaltano i particolari di interesse diagnostico. 

La Radiologia digitale diretta (DR) utilizza dei sensori che forniscono in uscita direttamente i dati digitali, senza bisogno di procedimenti intermedi. L’efficienza di un sistema DR è molto elevata e consente di ridurre la dose di raggi X necessaria ad ottenere delle immagini di qualità. 

Radiologia medica: un pò di storia 

La nascita della radiologia medica viene attribuita al fisico tedesco William Conrad Röntgen, che nel 1895 scoprò i cosiddetti raggi X. 

Altre tappe fondamentali da ricordare riguardano la scoperta della radioattività naturale dell’uranio per conto di Antoine Henri Becquerel, e di quella del polonio e del radio dei coniugi Marie e Pierre Curie

Verso la fine del XX secolo vennero invece integrate all’interno del settore nuove tecniche che non necessitano dell’utilizzo di radiazioni e venne utilizzato un termine più generale per indicare la disciplina: diagnostica per immagini.

Le immagini ottenute mediante i processi radiologici possono essere visualizzate direttamente su uno schermo fluorescente tramite la cosiddetta fluoroscopia. Questo è reso possibile da dispositivi che consentono di rinforzare l’immagine ottenuta, chiamati intensificatori di immagine. Le radiografie generate possono essere trasmesse da una telecamera, per monitorare parti del corpo in movimento. In tal modo, si ottiene una schermografia, che permette di analizzare l’immagine statica ottenuta.

Purtroppo, soprattutto agli inizi delle pratiche radiologiche si ignorava l’importante nocività delle radiazioni e durante le fluoroscopie i medici e i pazienti venivano esposti senza la minima precauzione alle radiazioni elettromagnetiche.

Tipi di radiologia medica 

La radiologia medica può essere suddivisa in due aree differenti: 

  1. radiologia diagnostica;
  2. radiologia interventistica.

I medici specializzati in radiologia vengono definiti radiologi

Radiologia diagnostica

La radiologia diagnostica consente di esplorare dall’esterno le strutture corporee attraverso la formazione di immagini. Tramite quest’ultime, i radiologi possono: 

  • individuare le cause di sintomi che presentano;
  • assicurarsi che il corpo sta rispondendo correttamente a una terapia a cui il paziente si sta sottoponendo; 
  • rilevare possibili malattie, quali tumore al seno, al colon o cardiopatia.

Le tipologie più comuni di esami di radiologia sono le seguenti: 

  • Tomografia computerizzata (TC), anche conosciuta come tomografia assiale computerizzata (TAC), che comprende inoltre l’angioTAC. 
  • Scansione per fluoroscopia, che comprende il transito gastrointestinale superiore e  il clisma opaco. 
  • Risonanza magnetica (RM) angiografia a risonanza magnetica (ARM)
  • Mammografia
  • Medicina nucleare, che comprende esami del tipo: scintigrafia ossea, scintigrafia tiroidea e  test da sforzo al tallio. 
  • Radiografie semplici, che comprende la radiografia del torace.
  • Tomografia ad emissione di positroni, anche definita PET (dall’inglese Positron Emission Tomography).
  • Ultrasuoni.

Radiologia interventistica

I radiologi utilizzano immagini quali la tomografia computerizzata, ecografia, risonanza magnetica e fluoroscopia, che risultano loro utili per differenti procedure, quali inserimento di cateteri (sonde), fili e altri strumenti nel corpo dei pazienti. 

I medici utilizzano questa tecnologia per individuare o trattare determinati tipi di patologie, al punto tale che spesso vengono coinvolti nella cura di tumori, occlusione di arterie o vene, fibromi all’utero, mal di schiena, problemi di carattere epatico e renale

Nella maggior parte dei casi, i pazienti non verranno sottoposti a nessun tipo di incisione e non dovranno essere ricoverati in seguito all’intervento. 

Esempi di procedure radiologiche di carattere interventistico sono le sgeuenti: 

  • angiografia o angioplastica e collocazione di stent coronarico  
  • embolizzazione per fermare eventuali emorragie 
  • terapie per la cura dei tumori 
  • ablazione del tumore con radiofrequenza, crioablazione o ablazione a microonde
  • Vertebroplastica e cifoplastica
  • Biopsia mammaria, guidata da tecniche stereotassiche o ecografiche
  • Collocazione di sonde gastriche per alimentazione

ecc.

Percorso di formazione

In questa disciplina, esistono due tipi di professionisti

  • il tecnico sanitario di radiologia medica;
  • medico chirurgo specialista in radiologia.

Per quanto concerne la prima figura, il percorso tradizionale italiano prevede l’ottenimento di una Laurea Triennale in Tecniche di Radiologia Medica. Tuttavia, esiste una valida alternativa a ciò, rappresentata dal Corso di formazione offerto da ILERNA Online Italia. Si tratta di un percorso ad accesso libero che abilita all’esercizio della professione di tecnico in radiologia

Grazie a questo corso di formazione, apprenderai tutte le nozioni necessarie ai fini dell’utilizzo di apparecchiature radiologiche, medicina nucleare e risonanza magnetica, così come a interpretarne correttamente i risultati. 

Per maggiori informazioni a riguardo, vi invitiamo a contattarci al numero di telefono 02 94 75 99 06 o scriverci a info@ilernaonline.it

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Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne: reagire non subire

Giornata Internazionale contro la Violenza sulle DonneGiornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne

Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. 


Questa giornata è stata istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di sottolineare che la violenza contro il genere femminile è un chiaro atto di violazione dei diritti umani

Tale data segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei Diritti Umani il 10 dicembre di ogni anno. Si tratta di giornate promosse nel 1991 dal Center for Women’s Global Leadership (CWGL) e sostenute dalle Nazioni Unite.

 Anche

Anche gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile comprendono un obiettivo specifico per porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze. Tuttavia, necessitano di finanziamenti adeguati per apportare cambiamenti reali e significativi nella vita delle donne e delle ragazze.

Cosa si intende per violenza contro le donne?

La violenza contro il genere femminile viene considerata una manifestazione delle “relazioni di potere storicamente ineguali” fra i sessi. Si tratta di uno dei “meccanismi sociali cruciali” di dominio e discriminazione con cui le donne vengono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini per impedirne il loro avanzamento a livello sociale.

Nella risoluzione 54/134 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pubblicata il 17 dicembre del 1999, si sottolinea cosa si intende per violenza contro le donne: “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”.

La risoluzione evidenzia inoltre come la violenza contro le donne sia un ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace. L’obiettivo è la messa in atto di misure volte a prevenire ed eliminare tutte le forme di discriminazione, specie per le donne maggiormente vulnerabili (appartenenti a gruppi minoritari, indigeni, donne rifugiate, donne migranti, donne che vivono in comunità rurali o remote, donne indigenti, anziane, con disabilità, e donne che si trovano in situazioni di conflitto armato).

Excursus storico

Vi siete mai chiesti cosa si nasconda dietro questa ricorrenza e perché si sia deciso di optare per questa data per celebrarla? Nelle prossime righe, troverete un breve excursus storico relativo alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. 

Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana furono uccise le tre sorelle e attiviste politiche Mirabal, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione. 

Nel 1981, in occasione del primo incontro femminista svoltosi a Bogotà, in Colombia, si decise di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal

Nel 1991 il Center for Global Leadership of Women (CWGL) avviò la Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, proponendo attività dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani.

Reagire non subire 

Se l’è cercata. Without me you’re nothing. Ti picchio ma ti amo. I’ll never do it again. Non lo farò più Tesoro. L’uomo era geloso. Quante scene per due schiaffi. You’re mine forever. In preda a una tempesta emotiva. No me dejes o te mato. Non lo farò più. Indossava una minigonna. Sei mia per sempre. Senza di me non sei niente… 

Queste sono solo alcune delle frasi estrapolate dai media di diverse nazioni usate per minimizzare episodi di cronaca legati alla violenza sulle donne o usate dal violento per motivare il suo gesto.

Messaggi offensivi, battute sessiste e offensive, gesti sessualmente espliciti… sono solo alcuni esempi di molestie subite da donne. Tuttavia, solo il 25% dichiara che qualcuno è intervenuto in sua difesa: spesso chi tace è perché non sa cosa fare. 

Il numero delle vittime e le forme di violenza

Secondi i dati dell’ISTAT, il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale

Il 13,6% delle donne ha subìto violenze fisiche o sessuali da parte di partner o ex partner (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. 

La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

 Nei primi 10 mesi del 2020 i femminicidi sono stati 91. Uno ogni tre giorni. 

Sono dati agghiaccianti, che seguitano ad aumentare. Se sei vittima, prima di tutto dì alla persona di fermarsi: qualsiasi comportamento indesiderato verbale, e/o fisico di natura sessuale è da considerare molestia. Se puoi, documenta. E poi mettiti al sicuro e chiedi aiuto. 

ILERNA ONLINE ITALIA SI UNISCE AL MOVEMBER

MovemberILERNA si unisce al Movember

Avete mai sentito parlare di “Movember”?

Si tratta di un evento annuale nato nel 2003 in Australia con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione mondiale su tematiche relative alla salute dell’uomo, quali il tumore alla prostata, tumore ai testicoli, depressione maschile e inattività fisica. Movember organizza campagne di raccolta fondi per supportare differenti istituzioni nel mondo che si occupano di combattere tali patologie.

Tra il 2011 e il 2012, la Fondazione di Travis Garone e Luke Slattery è stata eletta dal Global Journal come una delle 100 ONG più rilevanti a livello mondiale

Una curiosità? Il nome proviene dalla contrazione dei termini Moustache (baffi) e November (novembre). 

Movember

Movember: gli albori 

Nel 2003, Travis Garone e Luke Slatery si incontrarono per una birra tra amici a Melbourne, in Australia. Si resero conto che “i baffi” erano scomparsi da tutti i trend di moda. I due amici si resero conto che era possibile farli tornare in voga, e che 30 ragazzi erano già disposti ad accettare la sfida. 

Travis e Luke fecero una ricerca approfondita riguardo le principali patologie che colpiscono la popolazione maschile e decisero di appoggiare la causa relativa al tumore della prostata. Con il passare degli anni, i due giovani australiani raccolsero sempre più consensi e nel 2006 fondarono la “Movember Foundation”. Da lì, Luke diede vita al motto della fondazione: Changing the face of men’s health”, ovvero “Cambiando la faccia della salute degli uomini”

Tumore alla prostata 

Secondo quanto indicato dall’AIRC, il cancro della prostata rappresenta circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Tuttavia, è bene sottolineare che il rischio che la malattia abbia un esito infausto è basso, soprattutto se si è in grado di intervenire in tempo.

Secondo i dati più recenti, circa un uomo su 8 in Italia ha probabilità di ammalarsi di tumore della prostata nel corso della sua esistenza.

Grazie a una maggiore diffusione del test PSA (antigene prostatico specifico, in inglese prostate specific antigene) come strumento per la diagnosi precoce, il numero di casi registrati ha iniziato a diminuire notevolmente.

Depressione maschile 

Travis e Luke fecero una ricerca approfondita su ulteriori patologie che colpiscono la comunità maschile di tutto il mondo e si resero conto che la depressione occupava i primi posti della classifica. Pertanto, i due fondatori decisero di farla rientrare tra le tematiche delle loro campagne di sensibilizzazione. 

La depressione maschile continua a essere un tabù e chi ne soffre mette in atto meccanismi di difesa per negare il baratro che lo sta divorando. Tuttavia, si tratta di una realtà evidente, e quanto appena menzionato può essere uno dei tanti motivi per il quale il sesso maschile ha un’aspettativa di vita minore. 

Una bassa autostima unita a sensi di colpa e inutilità sono indici di depressione maschile. Inoltre, la presenza di pretese eccessive sono molto comuni. Tutto questo ha come conseguenza una forte autocritica, unita alla sensazione di essere incapace di affrontare qualunque tipo di situazione. 

L’aspetto più complicato della depressione maschile è saperla riconoscere ed accettarla. Non etichettatela con il nome di “depressione”, ma aiutate la persona in questione a capire che hanno un problema e che devono rivolgersi a uno specialista. 

Il successo internazionale di Movember 

Nel 2007, incoraggiati dall’entusiasmo e dall’incredibile successo riscontrato, i due amici decisero di portare Movember oltreoceano

Sin dai primi anni, Movember ha seguitato a crescere a un ritmo impressionante. Il movimento è ora presente in ben 21 Paesi del mondo, e in totale si sono raccolti  più di 730 dollari australiani (circa 450euro)  destinati a più di 1000 programmi di salute maschile. Il loro focus si centra su quattro tematiche principali

  • tumore alla prostata;
  • tumore ai testicoli;
  • depressione maschile;
  • inattività fisica.

Con il tempo, Movember ha visto una crescita spropositata di “baffi” nel mondo, avanzamenti significativi nella ricerca scientifica e una maggior coscienza a livello mondiale circa i problemi che colpiscono la popolazione maschile

Noi di ILERNA Online Italia siamo coscienti di quanto poco si discuta sulle patologie sopra citate, forse per vergogna o per mancanza di informazioni. Per tale motivo, ci uniamo con grande orgoglio al movimento di Travis e Luke, e vi invitiamo ad approfondire tali tematiche, spesso lasciate nel dimenticaio.

E ricordate: conoscere i fattori di rischio e piccoli accorgimenti nello stile di vita rappresentano un passo importante nella prevenzione di queste patologie.

VIVIBIOTIC: COLLUTTORIO E DENTIFRICIO PROBIOTICI

Francesca-Cavaleri_squareVivibiotic: colluttorio e dentifricio probiotici

ILERNA Online Italia vi presenta un’altra incredibile figura professionale del mondo dell’igiene dentale. Tempo fa abbiamo avuto l’onore di fare quattro chiacchiere con Francesca Cavaleri, farmacista e imprenditrice dalle mille risorse, che ha appena lanciato due prodotti all’avanguardia per l’igiene orale

Francesca è laureata in CTF e per circa vent’anni ha lavorato come farmacista. Durante gli anni,  ha notato che il reparto oral care da un lato viene sempre trascurato, e dall’altro i clienti fanno un utilizzo incondizionato di prodotti a base di clorexidina inizialmente consigliata dal dentista e igienista ma che continuano ad acquistare anche per tempi prolungati.  Inoltre, ha osservato che a pazienti in terapia farmacologica per hp non veniva mai consigliata un’igiene dentale né tantomeno un collutorio utile.

Unendo queste osservazioni e il suo amore per i probiotici che studia da diversi anni, ha pensato di formulare questa linea di prodotti consistente in un colluttorio e dentifricio probioticiPer Francesca era giunto il momento di tirare fuori il sogno dal cassetto, un sogno che vi presentiamo nelle prossime righe.

Colluttorio e dentifricio probiotici

Prodotti Vivibiotic: colluttorio e dentifricio probiotici

Come cita il loro motto, i prodotti di Vivibiotic sono fabbricati in Italia con cuore, testa e gioia. Si tratta di formulazioni naturali con probiotici

Il riequilibrio della microflora del cavo orale che deriva dall’utilizzo quotidiano di un collutorio e un dentifricio a base di probiotici, può diminuire i rischi dell’insorgenza di nuove carie o di infiammazione parodontale.

Colluttorio 

colluttorio vivibiotic

Descrizione prodotto

Il colluttorio di Vivibiotic si presenta come un liquido incolore con aroma caratteristico. È in grado di proteggere le difese naturali del cavo orale, coadiuvante nell’azione antinfiammatoria sulle gengive e nella prevenzione della placca, nella prevenzione dell’alitosi. Questo colluttorio può essere impiegato sia per l’igiene dei denti che del cavo orale. 

Vantaggi

Qui di seguito alcuni dei suoi principali vantaggi

  • protegge naturalmente denti e gengive: dona sollievo alle gengive irritate e attenua i problemi di alitosi;
  • è ricco di probiotici selezionati, acido jaluronico e mastice di chios;
  • non contiene alcool.
Modo d’uso

Per quanto concerne il suo modo d’uso, basterà fare un risciacquo di 1 minuto con ca 10 ml di prodotto non diluito. È consigliato impiegare il prodotto 2 volte al giorno dopo la normale igiene orale

Dentifricio

dentifricio vivibiotic

Descrizione prodotto

Il dentifricio di Vivibiotic si presenta sotto forma di pasta di colore nero, coadiuvante nel mantenimento del microbiota orale, nella prevenzione della formazione della placca e aiuta la remineralizzazione dei denti. Contiene carbone attivo, l. coagulans, mastice di chios, lisozima, idrossiapatite 

Vantaggi

Il suo vantaggio principale? Potenzia le difese naturali della cavità orale

Modo d’uso

Gli esperti di Vivibiotic consigliano di lavarsi i denti almeno due volte al giorno spazzolando accuratamente le arcate dentali per due minuti. Per bambini al di sotto dei 6 anni d’età, è raccomandabile utilizzare una piccola quantità di dentifricio sotto la supervisione di un adulto per minimizzare l’ingestione. 

 

Trattandosi di una linea di prodotti appena lanciata sul mercato, immaginiamo che ciò generi diversi dubbi riguardo un suo potenziale acquisto. Tuttavia, sono già diverse le testimonianze positive raccolte riguardo il colluttorio e il dentifricio Vivibiotic. Ve ne lasciamo alcune nelle righe sottostanti: 


 

“Da studentesse di igiene dentale, ci siamo subito lasciate incuriosire da questa nuova linea di prodotti Vivibiotic per il contenuto di probiotici. In particolare il Lactobacillus Coagulans che troviamo all’interno è utile al nostro cavo orale per mantenere un sano equilibrio fra i microorganismi e favorirne quindi uno stato di salute se coordinato ad un’adeguata igiene orale domiciliare.

Certamente interessante anche la presenza di Mastice di Chios che, dalla letteratura, risulta essere efficacia contro Helicobacter pylori, organismo presente sia nello stomaco che nel cavo orale di alcune persone affette da gastrite. Abbiamo quindi deciso di incentrare la nostra tesi di laurea su questi prodotti traendone una sperimentazione molto interessante. Siamo curiose di provarli al più presto”. 

-Matilde ed Eleonora-

 


 

“Ho conosciuto questo prodotto tramite Instagram, un canale necessario per il mio lavoro. Vivendo in un piccolo paese della Sardegna riesco a tenermi sempre aggiornata e a conoscere le novità tramite i social. Ho utilizzato per una settimana il collutorio, due volte al giorno senza avere nessun effetto collaterale!

Come professionista credo molto nell’utilizzo dei probiotici, contenta di questa scoperta inizierò ad usare questo presidio nella mio lavoro. Ringrazio la responsabile per avermi dato la possibilità di provare questi prodotti!”

-Stefania-

 


 

“Già dopo pochi giorni, ho notato una notevole differenza nella pulizia e nella freschezza della bocca. Il collutorio è delicato e meno aggressivo di quelli in commercio”

-Pharma advice-

 


 

Nel caso in cui foste interessati all’acquisto dei prodotti di Vivibiotic, ci è stato fornito uno sconto del 10% sull’intera linea di prodotti introducendo il seguente codice su www.vivibiotic.it: ilernaonline10.

 

Per maggiori informazioni, dai un’occhiata al loro sito cliccando al bottone sottostante: 

VISITA IL SITO WEB

 

Come prevenire il diabete dal dentista

diabete blogCome prevenire il diabete dal dentista

Sapevate che esiste una stretta correlazione tra i problemi del cavo orale e il diabete di tipo 2?

Grazie a visite periodiche di controllo dal dentista, è possibile prevenire questo tipo di patologia tramite l’individuazione di diversi fattori di rischio. Il medico potrà orientare precocemente il paziente potenzialmente affetto dalla malattia, prima che questa si manifesti o si aggravi. 

Come prevenire il diabete dal dentista

Diabete di tipo 2

Secondo quanto indicato da MedLine Plus, si tratta di una patologia cronica in cui il paziente presenta un alto livello di zucchero (glucosio) nel sangue. Il tipo 2 è la forma più comune di diabete.

Cause del diabete di tipo 2

L’insulina è un ormone prodotto nel pancreas da parte di cellule speciali, chiamate Beta. Il pancreas si trova sotto e dietro allo stomaco. L’insulina è necessaria per muovere il glucosio nel sangue fino alle cellule. Lo zucchero si accumula all’interno delle cellule e si utilizza posteriormente come fonte di energia. 

In caso di diabete 2, gli adopociti, gli epaciti e le cellule muscolari non rispondono in maniera corretta all’insulina. Tale atto viene denominato “insulino resistenza”. Come conseguenza di ciò, il glucosio presente nel sangue non entra nelle cellule.

Quando lo zucchero non può entrare nelle cellule, si accumula un livello elevato di glucosio nel sangue, denominato iperglicemia. Il corpo è incapace di utilizzare il glucosio come fonte di energia. Tutto ciò si traduce in sintomi del diabete di tipo 2.  

In generale, il diabete di tipo 2 si sviluppa lentamente nel tempo. La maggior parte di coloro che presentano questa patologia soffrono di sovrappeso o obesità al momento della diagnosi.  L’incremento del livello di grasso rende complicato l’uso dell’insulina da parte del corpo. 

Tuttavia, il diabete di tipo 2 può presentarsi anche in pazienti senza sovrappeso o obesità. Inoltre, è più comune negli adulti. 

Gli antecedenti familiari e i geni giocano un ruolo fondamentale. Un basso livello di attività fisica, una dieta poco salutare e un eccessivo peso corporeo sui fianchi aumentano il rischio di diabete 2.

Spie d’allarme 

Alcune spie d’allarme che indicano l’insorgere del diabete di tipo 2 sono le seguenti: 

  • familiarità per patologia diabetica;
  • individui affetti da obesità o coloro che sono in sovrappeso;
  • ipertensione arteriosa;
  • dislipidemia, ovvero chi soffre di livelli elevati di grassi nel sangue;
  • donne che hanno partorito un bambino con un peso superiore ai quattro chili.

Diabete e denti 

Gengivite  

Il diabete impedisce alla saliva di svolgere la sua azione protettiva di denti e gengive.

Como conseguenza, l’eccessivo accumulo di placca porta a un’infiammazione delle gengive definita gengivite. Con il tempo, se trascurata, la gengivite può portare all’insorgere della parodontite, una vera e propria patologia che colpisce i tessuti del cavo orale, intacca l’osso fino alla perdita dei denti. 

L’infiammazione causata dalla parodontite crea problemi all’azione dell’insulina in coloro che sono affetti da diabete. Ciò può provocare difficoltà nel controllo glicemico.

Il diabete può avere conseguenze sull’infiammazione, reagendo più lentamente all’attacco di batteri presenti nella placca. Ne conseguono lunghi tempi di guarigione nella fase iniziale dell’infiammazione, e ancor più lunghi in caso di parodontite grave.

Parodontite 

La parodontite è in grado di ostacolare il controllo dell’iperglicemia: nelle tasche parodontali, avranno luogo diverse infezioni croniche che attiveranno una serie di eventi che generano una situazione di resistenza all’insulina.

Per evitare che ciò avvenga, è bene prestare particolare attenzione alla propria igiene orale:

  • lavarsi i denti dopo ogni pasto;
  • passare il filo interdentale
  • fare attenzione a eventuali sanguinamenti gengivali;
  • eseguire frequenti controlli dal proprio dentista di fiducia.

Nei soggetti che soffrono di diabete, è più alta la probabilità di perdere uno o più denti perché diventano meno stabili e rischiano di cadere. 

diabete e parodontite

Chirurgia orale

Nel caso in cui un paziente diabetico debba sottoporsi a un intervento di chirurgia orale, come estrazioni dentali o implantologia, si consiglia di ricorrere a terapie antibiotiche per rinforzare le proprie difese immunitarie.

Inoltre, a causa di alterazioni della circolazione del sangue, nei diabetici le ferite impiegano più tempo a rimarginarsi. 

 

Qualora desideriate approfondire le vostre conoscenze in materia di malattie parodontali,  vi invitiamo a dare un’occhiata al seguente articolo della nostra professoressa Laura Alarcón:

LEGGI L’ARTICOLO

 

Faccette dentali

faccette dentaliLe faccette dentali

Le faccette dentali sono sottili lamine in ceramica o in composito, che vengono incollate sulla superficie esterna dei denti anteriori dell’arcata superiore e/o inferiore con l’obiettivo di migliorarne l’estetica. 

faccette dentali

Usi delle faccette dentali

Le faccette possono considerate vere e proprie protesi in quanto servono a celare forma, colore o posizione dei denti

Effetto sbiancante 

Lo sbiancamento professionale consente di ottenere ottimi risultati, ma qualora aspiriate a denti dal candore perfetto, si consiglia di ricorrere alle faccette dentali, che tendono ad aggiustarli e allungarli se negli anni sono stati soggetti al fenomeno del bruxismo.

Il candore dei denti ottenuto con lo sbiancamento non è stabile nel tempo e dipende di gran lunga dall’alimentazione. Inoltre, si necessita di sedute di mantenimento ogni due anni. Per quanto concerne le cosiddette “faccette denti bianchi” (soprattutto quelle in ceramica), sono stabili nel tempo e non necessitano di particolari sedute di mantenimento

Incisivi storti

Tra i nemici in prima linea di un bel sorriso vi sono senza dubbio i denti storti: quelli ad essere maggiormente interessati da una crescita anomala sono gli incisivi.

Molto spesso i denti storti si accompagnano ad altri problemi, come la malocclusione dentale, che determina uno scorretto allineamento dei denti tra l’arcata superiore e quella inferiore e dunque un morso anomalo, arretrato, incrociato o avanzato rispetto a quello classico.

Tuttavia, è chiaro che quello dei denti storti è un problema in primis estetico, perché chi non si sente a proprio agio con i propri denti potrebbe sviluppare problemi di autostima rifuggendo le relazioni interpersonali.

Un rimedio? Solitamente, le faccette dentali si applicano per oscurare i difetti presenti sui denti, così da ottenere un sorriso privo di imperfezioni. L’applicazione della ceramica è data anche in presenza di denti storti, e può servire soprattutto per i benefici che può apportare nella masticazione.

Come si applicano le faccette dentali

Secondo quanto indicato da My Personal Trainer, la procedura da seguire per l’applicazione delle faccette dentali richiede due sedute dal dentista

  1. La prima fase prevede la limatura del dente, l’esecuzione dell’impronta dentale e la scelta del colore più adatto per la faccetta;
  2. La seconda fase consiste nell’applicazione della faccetta sul/sui dente/i.

Prima seduta

Nella prima seduta, è indispensabile preparare il dente per l’intervento: per prima cosa, il dentista lima una parte dello smalto dentale, così da far sì che la faccetta si fissi sul dente. L’operazione si può effettuare con anestesia locale o senza anestesia. Poi si effettua l’impronta dentale per creare una faccetta delle giuste dimensioni. In seguito, tramite l’ausilio di una scala colorimetrica, il medico seleziona il colore della faccetta più adeguato per il paziente, in modo tale che la protesi possieda la medesima cromia degli altri denti.

Seconda seduta

La seconda seduta prevede l’applicazione della faccetta estetica sul dente; prima di “incollarla”, bisogna testarla direttamente sul paziente, allo scopo di essere certi che colore e dimensione corrispondano a quanto richiesto. Se così non fosse, la faccetta può essere ritoccata o modificata prima di essere fissata in modo definitivo.

La fase della cementazione viene dunque eseguita in un secondo tempo, quando le faccette dentali sono pronte. Il dente da restaurare dev’essere completamente isolato con una diga, che impedisce l’accumulo di saliva e lo separa dagli altri denti.

Prima della cementazione della faccetta, il dente verrà trattato con l’acido fluoridrico e ricoperto con uno speciale adesivo detto silano. A questo punto, si può procedere con la cementazione della faccetta sul dente.

Dopo essere stata posizionata, la protesi può essere leggermente levigata per definirne i margini.

Vantaggi delle faccette dentali 

Vi siete mai chiesti quali siano i principali vantaggi di queste protesi dentarie?

  1. Oltre a migliorare l’aspetto del sorriso immediatamente dopo l’intervento, le faccette dentali consentono un miglioramento estetico a livello dentale duraturo e stabile nel tempo.
  2. Assicurano un sorriso perfetto ed invidiabile, accentuando la lucidità dello smalto e correggendo la spaziatura tra un dente e l’altro.
  3. La loro applicazione sui denti imperfetti non necessita di operazioni chirurgiche invasive e non è dolorosa.
  4. Le faccette dentali possono essere utilizzate anche nei giovani pazienti: il margine tra il restauro e il dente risulta pressoché invisibile e la conseguente maturazione del parodonto non richiede alcuna sostituzione.
  5. Consentono di allineare i denti erosi e risolvere le menomazioni provocate dalla parodontite.

Svantaggi delle faccette dentali 

Lo svantaggio più considerevole è il costo, sebbene possa variare in base al dente ed al tipo di materiale. 

Oltre al prezzo, l‘applicazione delle faccette estetiche su denti perfettamente sani di un giovane non è sempre consigliata per almeno due motivi:

  1.  il dentista, durante l’operazione, deve rimuovere una parte della superficie dentale, che può variare dal 3% a un massimo del 30% per ottenere un’applicazione efficace della faccetta.
  2. si stima che dopo 10 anni dall’applicazione, il 50% delle protesi dentali superficiali debba essere sostituita da faccette estetiche nuove.

Tipologie di faccette dentali 

Lo spessore della faccetta dentale si aggira intorno ai 0,3-0,7 mm e le sue dimensioni devono coincidere perfettamente con quelle del dente destinato al restauro.

La scelta del materiale della faccetta dipende dalle richieste del paziente e dal risultato che si desidera ottenere. 

I materiali più comuni sono i seguenti:

  • ceramica/porcellana;
  • composito;
  • disilicato di litio.

Per quanto concerne quelle in ceramica o porcellana, si tratta indubbiamente delle faccette più resistenti e lucide, adatte per correggere anomalie di forma e volume, discromie e difetti di smalto. Le faccette in ceramica sono le più utilizzate grazie alla resistenza ottimale del materiale, e al fatto che si tratta di restauri adesivi minimamente invasivi. Il ridotto spessore di queste faccette permette di risparmiare lo smalto e proteggere i denti dalla devitalizzazione. 

Le faccette in composito sono  realizzate con lo stesso materiale con cui si eseguono le otturazioni dentali. Tuttavia, si scheggiano, incrinano e macchiano piuttosto facilmente. Il limite più grande di questo tipo di faccette è la durata, in quanto tendono a presentare in tempi brevi fratture marginali, scolorimento del materiale, scheggiature ed eventuali abrasioni.A differenza di quelle in ceramica, le faccette in composito consentono il ripristino estetico funzionale in un’unica seduta: si tratta di un “trattamento d’urgenza”, scelto dal paziente per risparmiare sul prezzo finale e per ottenere un risultato immediato.

Infine, le faccette in disilicato di litio vengono realizzate quando c’è il rischio che le faccette in ceramica possano rompersi.