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Come diventare Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

Sogni d’intraprendere una brillante carriera come Tecnico Sanitario di Radiologia Medica ma non sai come conciliare studio e vita professionale?

ILERNA Online Italia, centro leader nella formazione professionale, allarga la sua offerta formativa rivolta al mercato italiano con un Corso di tecniche di radiologia medica. Grazie a questo percorso, avrete la possibilità di lavorare nei reparti di radiologia e medicina nucleare del settore sanitario pubblico e privato.

Vi siete mai chiesti quali siano le funzioni di un TSRM e come si è evoluto il suo ruolo nel corso del tempo? Scopritelo nelle seguenti righe. 

Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

Come ottenere il titolo con ILERNA?

ILERNA Online Italia offre un’alternativa al percorso universitario in Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia. Il titolo rilasciato è Tecnico Superiore in Radiologia Medica, con il quale potrete esercitare direttamente in Spagna. 

Per esercitare in Italia, ti invitiamo a consultare il decreto legislativo D.lgs 206/2007, con il quale lo Stato italiano ha recepito le direttive dell’Unione Europea 2005/36/CE e 2006/100/CE, che consentono il riconoscimento delle qualifiche professionali all’interno dei paesi dell’Unione Europea.

Qual’è l’attività tipica del professionista TSRM?

Il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica opera sempre in stretta collaborazione con il medico radiologo, il medico radioterapista, il medico nucleare e il fisico sanitario. Questa figura è abilitata a svolgere tutte le procedure e gli atti tecnici e sanitari che richiedono l’uso di sorgenti di radiazioni ionizzanti sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare nonché gli interventi per la protezionistica fisica o dosimetrica, e tutte le attività collegate aventi finalità di prevenzione, diagnosi e terapia, sia su materiali biologici sia sulla persona, secondo i contenuti delle norme di riferimento (L. 1103/1965, L. 25/1983, DM 746/1994 e il codice deontologico versione del 2004).

In linea generale, il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica svolge le seguenti mansioni

  • si assicura che le apparecchiature a lui affidate funzionino correttamente, tramite l’eliminazione di eventuali inconvenienti e attuando programmi di verifica e controllo secondo indicatori e standard di qualità predefiniti;
  • programma e gestisce l’erogazione di prestazioni di sua competenza in collaborazione diretta con il medico radiodiagnosta, il medico nucleare, il medico radioterapista e con il fisico sanitario, seguendo protocolli diagnostici e terapeutici preventivamente stabiliti dal responsabile della struttura. 

L’attività del TSRM tocca diversi ambiti che vanno dalla diagnostica per immagini, alla medicina nucleare, radioterapia, fisica sanitaria e radiologia complementare. Lo scopo ultimo delle procedure che porta a compimento hanno un fine comune ed unico di diagnosi e terapia, per la tutela della salute del paziente.

Funzioni principali del TSRM

In particolar modo, il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica svolge le seguenti funzioni: 

  • esegue esami di radiodiagnostica;
  • svolge esami di Radiologia Interventistica (vascolare ed extravascolare) ed emodinamica;
  • esegue esami di medicina nucleare;
  • esegue procedure radioterapiche;
  • svolge controlli di qualità;
  • si forma e si occupa di ricerca.

L’attuale evoluzione delle competenze

Per l’esecuzione delle attività tecnico-assistenziali sulla persona, il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica opera nel seguente campo di specializzazione

  • procedure medico-radiologiche; 
  • processi radioprotezionistici.

In alcuni contesti operativi, al TSRM viene richiesto un profilo di alta qualificazione, come ad esempio nel caso delle cosiddette “pratiche speciali”, comportanti alte dosi per il paziente, e rappresentate, ad esempio, da procedure erogate nell’ambito della cardiologia interventistica o della medicina nucleare, il ricorso a programmi di garanzia della qualità e di valutazione della dose o di verifica dell’attività somministrata.

Desideri intraprendere la carriera di TSMR? Consulta il piano di studi al link sottostante e iscriviti: 

MAGGIORI INFO

 

Per maggiori informazioni, non esitare a contattarci allo 02 94 75 99 06 o scriverci a info@ilernaonline.it

 

Veganismo e salute orale: miglioramento o peggioramento?

veganismo e salute oraleVeganismo e salute orale

Veganismo e salute orale: quali saranno gli effetti a livello dentale derivanti da un regime alimentare privo di proteine di origine animale?

Gennaio è sinonimo di veganismo grazie al movimento Veganuary, che dal 2014 promuove e educa sul veganismo spingendo la popolazione mondiale ad assumere un regime alimentare strettamente vegano. 

Oggi, secondo il Rapporto Eurispes 2020, la percentuale di vegetariani e vegani è dell’8,9%, un massimo storico per l’Italia, con un 2,2% di vegani.

veganismo e salute orale

Cosa vuol dire “vegano”? 

La parola “vegano” è originaria del secolo XIX , quando per prima volta si definirono “vegetariani totali” tutti coloro che evitavano il consumo di uova, latticini o che non facevano uso di animali per qualunque tipo di proposito

Il termine “vegano” venne coniato nel 1944 per conto di Donald Watson, fondatore della Vegan Society d’Inghilterra. Questa parola venne inserita all’interno del Dizionario di Oxford nel 1962. Come lo definiva? «Vegetariano che non consuma burro, uova, formaggio e latte».

Cos’è il veganismo?

Il veganismo viene definito della seguente forma:

“Il veganismo è uno stile di vita che cerca di evitare, per quanto sia possibile, tutte le forme di sfruttamento e crudeltà nei confronti degli animali, che si manifestano sottoforma di alimenti, capi d’abbigliamento, ecc.”

Inoltre, è bene sottolineare che la Giornata Mondiale del Veganismo si celebra il primo novembre di ogni anno dal 1994, anno in cui si commemora l’inaugurazione della Vegan Society

 Tipi di vegetariani e vegani

Vegetariano è colui che non assume né carne né pesce o prodotti contenenti questi alimenti.

Come indica A.I.R.O (Accademia Italiana Ricerca Orale), esistono differenti modelli alimentari vegetariani:

  1. Lacto-ovo-vegetariano: consuma cereali, verdura, frutta, legumi, semi, noci, latticini, uova ed esclude carne e pesce.
  2. Lacto-vegetariano: oltre a carne e pesce, non mangia uova.
  3. Vegano, vegetaliano o vegetariano integrale: è simile al modello lacto-vegetariano, con l’ulteriore esclusione di latticini ed altri prodotti di origine animale.

Esistono poi alcuni modelli definiti spesso vegetariani in maniera del tutto improprio

  1. La dieta macrobiotica: si basa sul consumo di cereali, legumi e verdura. A volte si utilizzano limitate quantità di pesce, e frutta, frutta secca e semi sono utilizzati in proporzioni ridotte.
  2. Dieta semivegetariana: coloro che assumono questo regime alimentare consumano occasionalmente carne, ma principalmente seguono una dieta vegetariana.

Veganismo e salute orale

Conseguenze positive 

Sapevate che il ridotto consumo di derivati animali e maggiore consumo di vegetali determina un miglioramento della salute orale?

I vegetariani e vegani tendono ad avere uno stile di vita più salutare:

  • non consumano né tabacco né alcool;
  • sono fisicamente più attivi.

Inoltre, i vegani assumono una quantità maggiore di antiossidanti grazie al grande consumo di frutta e verdura. Ciò migliora la risposta immunitaria nei processi infiammatori. I soggetti vegetariani e vegani presentano una migliore condizione a livello dei tessuti molli del cavo orale con minore incidenza di fenomeni infiammatori gengivali, e minore danno parodontale. 

Conseguenze negative

Tuttavia, vi sono altri studi che dimostrano che frutta, verdura e cereali favoriscono l’insorgere di carie e l’erosione dello smalto, con conseguenza sui tessuti duri del cavo orale.

Per quanto concerne le carie dentali, si tratta di fenomeni strettamente legati all’assunzione di carboidrati, contenuti nella frutta e nella verdura.  Gli zuccheri contenuti nella frutta (glucosio, fruttosio e saccarosio) possono essere fermentati in acidi dai batteri orali e quindi favorire l’insorgere delle carie.

L’erosione dentale, invece, viene definita come la perdita di tessuto duro causato da acidi estrinseci o intrinseci tra cui fattori chimici, e biologi. Le sue cause principali? 

  • Consumo frequente di alimenti acidi quali frutta e verdura.
  • Reflusso gastrico

L’acido degli alimenti e delle bevande possono portare alla demineralizzazione dei tessuti dentali, caratterizzata da una dissoluzione superficiale dei cristallini dello smalto seguito da una continua dissoluzione degli strati più profondi. Nel caso in cui la distruzione erosiva non venisse fermata, si può incorrere nell’esposizione della dentina. 

Tuttavia, la letteratura scientifica non ha prodotto studi certi riguardo l’associazione tra regime alimentare vegano e l’insorgenza di carie o di erosione.  

Infine, è bene ricordare che una dieta vegana non correttamente bilanciata comporta un maggior rischio per la salute dei denti. Come ricorda il Dott. Jacopo Gualtieri, odontoiatra dell’EAO (European Association for Osseointegration), ciò dipende in gran parte da un deficit di calcio e vitamine B, D e B12, a cui deve far fronte chi elimina dalla propria dieta i prodotti di origine animale, e da una maggiore presenza di sostanze cariogeniche, come zuccheri e acidi, negli alimenti vegetariani.

 

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MAGGIORI INFO SUL CORSO

Primi dentini: tutto quello che c’è da sapere

primi dentiniI primi dentini

Neonati e primi dentini: come comportarsi?

L’eruzione dei primi dentini inizia ad avvenire attorno al quarto-sesto mese di vita del piccolo. La loro comparsa è accompagnata da sintomi più fastidiosi, quali gonfiori, sonno agitato, inappetenza e salivazione abbondante.

primi dentini

Eruzione primi dentini 

I primi dentini sono i primi denti a svilupparsi e crescere durante l’esistenza di ogni essere umano. I denti da latte sono venti in totale: nel dettaglio, per ogni semi arcata dentale, sono presenti cinque denti. La dentizione definitiva è caratterizzata invece da trentadue denti. Tutti i primi dentini cadranno fra i 6 e i 14 anni, quando verranno sostituiti dai denti permanenti e completati dai quattro molari (premolari e denti del giudizio).

La sequenza con cui spuntano è uguale per tutti: prima gli incisivi, poi i primi molari (intorno al primo anno d’età), i canini e, infine, gli ultimi molari (verso i 2-3 anni). 

Lo schema dell’eruzione dei denti  da latte

  • 4-6 mesi: incisivi centrali inferiori;
  • 7-8 mesi: incisivi centrali superiori
  • 7-8 mesi: incisivi centrali superiori;
  • 12-18 mesi: incisivi laterali, prima inferiori poi superiori, seguiti a breve distanza dai primi molari;
  • 18-24 mesi: canini inferiori e superiori;
  • 24-30 mesi: secondi molari.

Quando spuntano i primi dentini del neonato?

I primi dentini del neonato spuntano secondo il seguente schema:

  • 4-6 mesi: spunta il primo dentino. Si tratta di uno dei due incisivi centrali inferiori, cui seguirà prestissimo anche l’altro.
  • 7-8 mesi: è il turno degli incisivi centrali superiori
  • 12-18 mesi: spuntano gli incisivi laterali, prima superiori e poi inferiori. Subito dopo di questi, sarà il turno dei molari. 
  • 18-24 mesi: spuntano i canini, inferiori e superiori. 
  • 24-30 mesi: appaiono i secondi molari.

Sintomi eruzione primi dentini 

I sintomi che accompagnano l’eruzione dei primi dentini sono i seguenti:  

  • Prima di tutto compaiono uno o più puntini bianchi sulla gengiva, che tende ad arrossarsi e a gonfiarsi.
  • La guancia può apparire arrossata all’interno, così come all’esterno può esserci un gonfiore di mento e collo in corrispondenza di essa.
  • Il neonato comincia a provare fastidio: si mostra irrequieto e perde il sonno
  • La sua salivazione può aumentare in maniera abbondante.
  • Il neonato può mostrare inappetenza.
  • Mordicchia tenacemente gli oggetti che trova sottomano e realizza, in tal modo, una sorta di massaggio spontaneo per le gengive irritate.

Spesso la comparsa dei primi dentini nei neonati è accompagnata da febbre, diarrea o altro genere di disturbi. Tuttavia, secondo i medici, non vi è correlazione alcuna tra i due fenomeni. Malattie e virus colpiscono maggiormente il bambino in quel periodo perché si tratta della fase in cui cessa di essere protetto dagli anticorpi materni ed entra per la prima volta in contatto con virus esterni.

Disturbi che accompagnano l’eruzione dei primi dentini

Alcuni trucchi per alleviare i disturbi correlati all’insorgere dei denti da latte? 

  • Una volta freddati, l’utilizzo di appositi giocattoli di gomma ruvida con all’interno dei liquidi refrigeranti consentono al bambino di anestetizzare la gengiva mordicchiandoli.
  • Un semplice massaggio con le dita sulle gengive può dare sollievo al bambino nella fase della dentizione. In alternativa, si possono utilizzare garzine sterili e fredde sulla parte arrossata, asciugando spesso la bocca con una spugna morbida, per evitare il ristagno di saliva.
  • Per quanto concerne i rimedi naturali, si può ricorrere a timo, camomilla, malva, calendula, acido ialuronico, da applicare più volte al giorno sulle gengive in forma di specifiche pomate da acquistare in farmacia. Le loro proprietà calmanti aiuteranno il bambino a sopportare il fastidio.
  • Per placare i gonfiori, sono disponibili creme che vanno applicate in quantità modesta sulla gengiva. In farmacia e parafarmacia, possono essere acquistati gel antinfiammatori, lenitivi e rinfrescanti da applicare prima del sonno e dopo i pasti, o paste gengivali con basse dosi di amilocaina ad effetto anestetico. 

Igiene orale

È consigliato iniziare a occuparsi dell’igiene orale sin dall’eruzione del primo dentino, che va pulito con una garza almeno due volte al giorno.

Lo spazzolino potrà essere utilizzato una volta che spuntino più denti: dovrà essere dotato di setole morbide, adatto al neonato. Inoltre, bisogna evitare l’utilizzo del dentifricio, che potrà essere usato, in piccole dosi, solo a partire dai 16-18 mesi di età.

La radioprotezione

radioprotezioneLa radioprotezione

ILERNA Online Italia ha appena allargato la sua offerta formativa, introducendo un Corso online in Tecniche di Radiologia Medica.

Una delle materie che si tratteranno nel corso del primo semestre riguarda la disciplina della radioprotezione, anche detta protezione sanitaria contro le radiazioni ionizzanti, nata come campo applicativo della radiobiologia cui è connessa. 

Se siete interessati a scoprire di più circa questa disciplina, continuate a leggere. 

radioprotezione

Cos’è la radioprotezione

La radioprotezione è intesa come studio e prevenzione degli effetti dannosi delle radiazioni sull’uomo e l’ambiente.

Si tratta di una disciplina relativamente giovane, che ha avuto inizio alla fine del 1800 con la scoperta dei raggi X per conto del fisico tedesco Wilhelm Röntgen.

La protezione dalle radiazioni ionizzanti, ovvero particolari tipi di radiazioni elettromagnetiche o particelle subatomiche dotate di una quantità di energia sufficiente per “ionizzare” la materia che attraversano, è resa particolarmente efficace dai seguenti aspetti: 

  • la conoscenza della loro natura;
  • l’applicazione della dosimetria, cioè il calcolo della dose assorbita;
  • l’impiego di avanzati metodi di misura.

Principi della radioprotezione

Il sistema di protezione dalle radiazioni ionizzanti proposto dalla ICRP (International Conference on Pattern Recognition), e accolto dalla maggior parte delle normative nazionali ed internazionali, si basa su 3 principi:

  • La giustificazione: per ogni pratica con impiego di radiazioni, tale principio richiede la valutazione preventiva dei rischi e dei benefici e che i secondi siano nettamente superiori ai primi.

“Le esposizioni mediche devono mostrare di essere sufficientemente efficaci mediante la valutazione dei potenziali vantaggi da esse prodotti, inclusi i benefici diretti per la salute della persona e della collettività, rispetto al danno che l’esposizione potrebbe causare, tenendo conto dell’efficacia, dei vantaggi e dei rischi di tecniche alternative disponibili, che non comportano un’esposizione alle radiazioni ionizzanti ovvero ne comportano una minore” ed ancora “tutte le esposizioni mediche individuali devono essere giustificate preliminarmente, tenendo conto degli obiettivi specifici dell’esposizione e delle caratteristiche della persona interessata” (DLgs 187/00).

  • L’ottimizzazione: consiste nell’adozione di tutte le metodiche adeguate a ridurre, quanto possibile, l’esposizione alle radiazioni, secondo alcuni parametri di protezione:
    • la distanza dalla sorgente di radiazioni, all’aumentare della quale il rischio si riduce generalmente come l’inverso del suo quadrato;
    • il tempo di esposizione, che deve essere ridotto il più possibile compatibilmente con le esigenze lavorative;
    • l’adozione di adeguate schermature, che devono essere progettate in considerazione del tipo e dell’intensità delle radiazioni da schermare;
    • il controllo della contaminazione radioattiva, che deve essere mantenuta entro livelli molto contenuti.
  • I limiti di dose: sono imposti dalla normativa nazionale vigente, per lavoratori esposti e individui della popolazione e corrispondono a quelli raccomandati in ambito internazionale dalla ICRP. La somma delle dosi ricevute e impiegate non deve superare i limiti prescritti, in accordo con le disposizioni legislative e i relativi provvedimenti applicativi.

Esposizione alle radiazioni 

Secondo quanto indicato dall’Ordine dei tecnici Sanitari di Radiologia Medica, esistono tre tipologie di esposizioni alle radiazioni:

  • Lavorativa: si riferisce all’esposizione ricevuta durante un’attività lavorativa.
  • Medica: comprende quanto segue
    • esposizione di una persona per un’indagine diagnostica o di un trattamento terapeutico;
    • esposizione di persone non esposte per lavoro, ma che coscientemente e volontariamente assistono persone sotto terapia e diagnosi;
    • esposizione di volontari inseriti in un programma di ricerca biomedica.
  • Della popolazione: comprende tutte le esposizioni che non sono lavorative o mediche.

Danni prodotti sull’uomo dalle radiazioni 

I danni prodotti sull’uomo si distinguono in:

  • Danni somatici deterministici: Compaiono al superamento di una dose-soglia caratteristica di ogni effetto. Il superamento di un valore, definito dose-soglia caratteristica di ogni effetto, comporta l’insorgenza dell’effetto in tutti gli irradiati. Con l’incrementare della dose, aumenta la gravità delle conseguenze a livello clinico.
  • Danni somatici stocastici: sono a carattere probabilistico, in quanto si basano su dimostrazioni sperimentali radiobiologiche e dall’evidenza epidemiologica. Compaiono con maggiore frequenza se le dosi sono elevate, e si manifestano dopo anni dall’irradiazione.
  • Danni genetici stocastici: si tratta di danni di natura genetica e casuali. In tal caso, l’individuo esposto a radiazioni può subire modificazioni nei geni e nei cromosomi; possono essere mutazioni genetiche che avvengono naturalmente e spontaneamente in ogni passaggio di generazione o aberrazioni cromosomiche.

I parametri fondamentali, su cui si può agire, sono:

  • Distanza
  • Tempo di esposizione
  • Schermatura

 

Pertanto, le finalità di un sistema di radioprotezione sono:

  • prevenire l’insorgenza di effetti deterministici;
  • mantenere ad un livello accettabile l’insorgenza di effetti stocastici;
  • ridurre la mancanza di equità che potrebbe derivare da un conflitto di interesse tra gli individui esposti e la società nel suo insieme.

 

 

Vi piacerebbe immergervi nel mondo della radioprotezione? Come menzionato all’inizio dell’articolo, ILERNA Online Italia ha appena lanciato un Corso di formazione in Tecniche di radiologia medica. Si tratta di un corso ad accesso libero, con materiale didattico e servizio di attenzione all’alunno interamente in italiano, e il cui titolo è 100% riconoscibile in Italia. 

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MAGGIORI INFO SUL CORSO

 

Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne: reagire non subire

Giornata Internazionale contro la Violenza sulle DonneGiornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne

Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. 


Questa giornata è stata istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di sottolineare che la violenza contro il genere femminile è un chiaro atto di violazione dei diritti umani

Tale data segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei Diritti Umani il 10 dicembre di ogni anno. Si tratta di giornate promosse nel 1991 dal Center for Women’s Global Leadership (CWGL) e sostenute dalle Nazioni Unite.

 Anche

Anche gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile comprendono un obiettivo specifico per porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze. Tuttavia, necessitano di finanziamenti adeguati per apportare cambiamenti reali e significativi nella vita delle donne e delle ragazze.

Cosa si intende per violenza contro le donne?

La violenza contro il genere femminile viene considerata una manifestazione delle “relazioni di potere storicamente ineguali” fra i sessi. Si tratta di uno dei “meccanismi sociali cruciali” di dominio e discriminazione con cui le donne vengono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini per impedirne il loro avanzamento a livello sociale.

Nella risoluzione 54/134 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, pubblicata il 17 dicembre del 1999, si sottolinea cosa si intende per violenza contro le donne: “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”.

La risoluzione evidenzia inoltre come la violenza contro le donne sia un ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace. L’obiettivo è la messa in atto di misure volte a prevenire ed eliminare tutte le forme di discriminazione, specie per le donne maggiormente vulnerabili (appartenenti a gruppi minoritari, indigeni, donne rifugiate, donne migranti, donne che vivono in comunità rurali o remote, donne indigenti, anziane, con disabilità, e donne che si trovano in situazioni di conflitto armato).

Excursus storico

Vi siete mai chiesti cosa si nasconda dietro questa ricorrenza e perché si sia deciso di optare per questa data per celebrarla? Nelle prossime righe, troverete un breve excursus storico relativo alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. 

Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana furono uccise le tre sorelle e attiviste politiche Mirabal, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione. 

Nel 1981, in occasione del primo incontro femminista svoltosi a Bogotà, in Colombia, si decise di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal

Nel 1991 il Center for Global Leadership of Women (CWGL) avviò la Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, proponendo attività dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani.

Reagire non subire 

Se l’è cercata. Without me you’re nothing. Ti picchio ma ti amo. I’ll never do it again. Non lo farò più Tesoro. L’uomo era geloso. Quante scene per due schiaffi. You’re mine forever. In preda a una tempesta emotiva. No me dejes o te mato. Non lo farò più. Indossava una minigonna. Sei mia per sempre. Senza di me non sei niente… 

Queste sono solo alcune delle frasi estrapolate dai media di diverse nazioni usate per minimizzare episodi di cronaca legati alla violenza sulle donne o usate dal violento per motivare il suo gesto.

Messaggi offensivi, battute sessiste e offensive, gesti sessualmente espliciti… sono solo alcuni esempi di molestie subite da donne. Tuttavia, solo il 25% dichiara che qualcuno è intervenuto in sua difesa: spesso chi tace è perché non sa cosa fare. 

Il numero delle vittime e le forme di violenza

Secondi i dati dell’ISTAT, il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale

Il 13,6% delle donne ha subìto violenze fisiche o sessuali da parte di partner o ex partner (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. 

La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

 Nei primi 10 mesi del 2020 i femminicidi sono stati 91. Uno ogni tre giorni. 

Sono dati agghiaccianti, che seguitano ad aumentare. Se sei vittima, prima di tutto dì alla persona di fermarsi: qualsiasi comportamento indesiderato verbale, e/o fisico di natura sessuale è da considerare molestia. Se puoi, documenta. E poi mettiti al sicuro e chiedi aiuto. 

ILERNA ONLINE ITALIA SI UNISCE AL MOVEMBER

MovemberILERNA si unisce al Movember

Avete mai sentito parlare di “Movember”?

Si tratta di un evento annuale nato nel 2003 in Australia con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione mondiale su tematiche relative alla salute dell’uomo, quali il tumore alla prostata, tumore ai testicoli, depressione maschile e inattività fisica. Movember organizza campagne di raccolta fondi per supportare differenti istituzioni nel mondo che si occupano di combattere tali patologie.

Tra il 2011 e il 2012, la Fondazione di Travis Garone e Luke Slattery è stata eletta dal Global Journal come una delle 100 ONG più rilevanti a livello mondiale

Una curiosità? Il nome proviene dalla contrazione dei termini Moustache (baffi) e November (novembre). 

Movember

Movember: gli albori 

Nel 2003, Travis Garone e Luke Slatery si incontrarono per una birra tra amici a Melbourne, in Australia. Si resero conto che “i baffi” erano scomparsi da tutti i trend di moda. I due amici si resero conto che era possibile farli tornare in voga, e che 30 ragazzi erano già disposti ad accettare la sfida. 

Travis e Luke fecero una ricerca approfondita riguardo le principali patologie che colpiscono la popolazione maschile e decisero di appoggiare la causa relativa al tumore della prostata. Con il passare degli anni, i due giovani australiani raccolsero sempre più consensi e nel 2006 fondarono la “Movember Foundation”. Da lì, Luke diede vita al motto della fondazione: Changing the face of men’s health”, ovvero “Cambiando la faccia della salute degli uomini”

Tumore alla prostata 

Secondo quanto indicato dall’AIRC, il cancro della prostata rappresenta circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Tuttavia, è bene sottolineare che il rischio che la malattia abbia un esito infausto è basso, soprattutto se si è in grado di intervenire in tempo.

Secondo i dati più recenti, circa un uomo su 8 in Italia ha probabilità di ammalarsi di tumore della prostata nel corso della sua esistenza.

Grazie a una maggiore diffusione del test PSA (antigene prostatico specifico, in inglese prostate specific antigene) come strumento per la diagnosi precoce, il numero di casi registrati ha iniziato a diminuire notevolmente.

Depressione maschile 

Travis e Luke fecero una ricerca approfondita su ulteriori patologie che colpiscono la comunità maschile di tutto il mondo e si resero conto che la depressione occupava i primi posti della classifica. Pertanto, i due fondatori decisero di farla rientrare tra le tematiche delle loro campagne di sensibilizzazione. 

La depressione maschile continua a essere un tabù e chi ne soffre mette in atto meccanismi di difesa per negare il baratro che lo sta divorando. Tuttavia, si tratta di una realtà evidente, e quanto appena menzionato può essere uno dei tanti motivi per il quale il sesso maschile ha un’aspettativa di vita minore. 

Una bassa autostima unita a sensi di colpa e inutilità sono indici di depressione maschile. Inoltre, la presenza di pretese eccessive sono molto comuni. Tutto questo ha come conseguenza una forte autocritica, unita alla sensazione di essere incapace di affrontare qualunque tipo di situazione. 

L’aspetto più complicato della depressione maschile è saperla riconoscere ed accettarla. Non etichettatela con il nome di “depressione”, ma aiutate la persona in questione a capire che hanno un problema e che devono rivolgersi a uno specialista. 

Il successo internazionale di Movember 

Nel 2007, incoraggiati dall’entusiasmo e dall’incredibile successo riscontrato, i due amici decisero di portare Movember oltreoceano

Sin dai primi anni, Movember ha seguitato a crescere a un ritmo impressionante. Il movimento è ora presente in ben 21 Paesi del mondo, e in totale si sono raccolti  più di 730 dollari australiani (circa 450euro)  destinati a più di 1000 programmi di salute maschile. Il loro focus si centra su quattro tematiche principali

  • tumore alla prostata;
  • tumore ai testicoli;
  • depressione maschile;
  • inattività fisica.

Con il tempo, Movember ha visto una crescita spropositata di “baffi” nel mondo, avanzamenti significativi nella ricerca scientifica e una maggior coscienza a livello mondiale circa i problemi che colpiscono la popolazione maschile

Noi di ILERNA Online Italia siamo coscienti di quanto poco si discuta sulle patologie sopra citate, forse per vergogna o per mancanza di informazioni. Per tale motivo, ci uniamo con grande orgoglio al movimento di Travis e Luke, e vi invitiamo ad approfondire tali tematiche, spesso lasciate nel dimenticaio.

E ricordate: conoscere i fattori di rischio e piccoli accorgimenti nello stile di vita rappresentano un passo importante nella prevenzione di queste patologie.

Come prevenire il diabete dal dentista

diabete blogCome prevenire il diabete dal dentista

Sapevate che esiste una stretta correlazione tra i problemi del cavo orale e il diabete di tipo 2?

Grazie a visite periodiche di controllo dal dentista, è possibile prevenire questo tipo di patologia tramite l’individuazione di diversi fattori di rischio. Il medico potrà orientare precocemente il paziente potenzialmente affetto dalla malattia, prima che questa si manifesti o si aggravi. 

Come prevenire il diabete dal dentista

Diabete di tipo 2

Secondo quanto indicato da MedLine Plus, si tratta di una patologia cronica in cui il paziente presenta un alto livello di zucchero (glucosio) nel sangue. Il tipo 2 è la forma più comune di diabete.

Cause del diabete di tipo 2

L’insulina è un ormone prodotto nel pancreas da parte di cellule speciali, chiamate Beta. Il pancreas si trova sotto e dietro allo stomaco. L’insulina è necessaria per muovere il glucosio nel sangue fino alle cellule. Lo zucchero si accumula all’interno delle cellule e si utilizza posteriormente come fonte di energia. 

In caso di diabete 2, gli adopociti, gli epaciti e le cellule muscolari non rispondono in maniera corretta all’insulina. Tale atto viene denominato “insulino resistenza”. Come conseguenza di ciò, il glucosio presente nel sangue non entra nelle cellule.

Quando lo zucchero non può entrare nelle cellule, si accumula un livello elevato di glucosio nel sangue, denominato iperglicemia. Il corpo è incapace di utilizzare il glucosio come fonte di energia. Tutto ciò si traduce in sintomi del diabete di tipo 2.  

In generale, il diabete di tipo 2 si sviluppa lentamente nel tempo. La maggior parte di coloro che presentano questa patologia soffrono di sovrappeso o obesità al momento della diagnosi.  L’incremento del livello di grasso rende complicato l’uso dell’insulina da parte del corpo. 

Tuttavia, il diabete di tipo 2 può presentarsi anche in pazienti senza sovrappeso o obesità. Inoltre, è più comune negli adulti. 

Gli antecedenti familiari e i geni giocano un ruolo fondamentale. Un basso livello di attività fisica, una dieta poco salutare e un eccessivo peso corporeo sui fianchi aumentano il rischio di diabete 2.

Spie d’allarme 

Alcune spie d’allarme che indicano l’insorgere del diabete di tipo 2 sono le seguenti: 

  • familiarità per patologia diabetica;
  • individui affetti da obesità o coloro che sono in sovrappeso;
  • ipertensione arteriosa;
  • dislipidemia, ovvero chi soffre di livelli elevati di grassi nel sangue;
  • donne che hanno partorito un bambino con un peso superiore ai quattro chili.

Diabete e denti 

Gengivite  

Il diabete impedisce alla saliva di svolgere la sua azione protettiva di denti e gengive.

Como conseguenza, l’eccessivo accumulo di placca porta a un’infiammazione delle gengive definita gengivite. Con il tempo, se trascurata, la gengivite può portare all’insorgere della parodontite, una vera e propria patologia che colpisce i tessuti del cavo orale, intacca l’osso fino alla perdita dei denti. 

L’infiammazione causata dalla parodontite crea problemi all’azione dell’insulina in coloro che sono affetti da diabete. Ciò può provocare difficoltà nel controllo glicemico.

Il diabete può avere conseguenze sull’infiammazione, reagendo più lentamente all’attacco di batteri presenti nella placca. Ne conseguono lunghi tempi di guarigione nella fase iniziale dell’infiammazione, e ancor più lunghi in caso di parodontite grave.

Parodontite 

La parodontite è in grado di ostacolare il controllo dell’iperglicemia: nelle tasche parodontali, avranno luogo diverse infezioni croniche che attiveranno una serie di eventi che generano una situazione di resistenza all’insulina.

Per evitare che ciò avvenga, è bene prestare particolare attenzione alla propria igiene orale:

  • lavarsi i denti dopo ogni pasto;
  • passare il filo interdentale
  • fare attenzione a eventuali sanguinamenti gengivali;
  • eseguire frequenti controlli dal proprio dentista di fiducia.

Nei soggetti che soffrono di diabete, è più alta la probabilità di perdere uno o più denti perché diventano meno stabili e rischiano di cadere. 

diabete e parodontite

Chirurgia orale

Nel caso in cui un paziente diabetico debba sottoporsi a un intervento di chirurgia orale, come estrazioni dentali o implantologia, si consiglia di ricorrere a terapie antibiotiche per rinforzare le proprie difese immunitarie.

Inoltre, a causa di alterazioni della circolazione del sangue, nei diabetici le ferite impiegano più tempo a rimarginarsi. 

 

Qualora desideriate approfondire le vostre conoscenze in materia di malattie parodontali,  vi invitiamo a dare un’occhiata al seguente articolo della nostra professoressa Laura Alarcón:

LEGGI L’ARTICOLO

 

ESITO SENTENZA: NOVITÀ SUL RICONOSCIMENTO DEL TITOLO DI IGIENISTA DENTALE

IG-riconoscimentoEsito sentenza

In data 12 ottobre è stata pubblicata la sentenza relativa al ricorso  presentato da ILERNA Online Italia per l’annullamento del Decreto Ministeriale n. 0005546-P del 31.1.2020, che prevedeva lo svolgimento di una misura compensativa pari a 30 mesi di tirocinio o di una prova attitudinale su 12 materie. Il ricorso è stato accolto, portando all’annullamento della Conferenza dei Servizi a cui fa riferimento suddetto decreto.

Pertanto, rimane attualmente in vigore la precedente Conferenza dei Servizi che attesta la misura compensativa a 12 mesi di tirocinio e una prova attitudinale su 5 materie.

riconoscimento del titolo di igienista dentale

Excursus relativo al riconoscimento del titolo di igienista dentale

Il 10 dicembre 2019, il Ministero della Salute italiano aveva subordinato il riconoscimento del titolo di Técnico Superior en Higiene Bucodental all’espletamento di una misura compensativa consistente, a scelta dello studente, in una prova attitudinale o in un tirocinio di adattamento

Tuttavia, dopo diversi mesi di attesa, gli alunni del corso di Igiene Dentale di ILERNA Online hanno iniziato a ricevere i primi decreti sul riconoscimento della qualifica di Igienista per poter lavorare in Italia.

Con immenso dispiacere ed incredulità, i nostri alunni si sono visti recapitare decreti dove si richiedeva il superamento di una misura compensativa notevolmente superiore rispetto alle precedenti, fissando in addirittura 30 mesi la durata del tirocinio. 

In data 12 ottobre, è stato reso noto l’esito della sentenza, che ha definito la presente misura inaccettabile e del tutto in contrasto con i principi del diritto dell’Unione Europea, in quanto portava a quasi sei anni l’attività di studio e di formazione necessaria per acquisire il titolo di igienista dentale. Inoltre, si sottolinea l’inserimento di una moltitudine di insegnamenti di natura prettamente medica e farmaceutica non tutti assieme presenti nelle lauree brevi italiane. 

Consulta qui la sentenza

Procedura ricorso

In seguito all’annullamento della Conferenza dei Servizi a cui faceva capo il Decreto Ministeriale n. 0005546-P del 31.1.202, il Ministero della Salute dovrebbe procedere all’emissione di un nuovo decreto. Dubitando che ciò avvenga,  il rappresentante legale di ILERNA Online presenterà una diffida al Ministero, chiedendo esplicitamente l’emissione di una nuova misura compensativa. 

Qui di seguito, presentiamo i diversi casi relativi alla presentazione dell’istanza di riconoscimento:

  1. Per tutti coloro che non hanno ancora presentato la pratica al Ministero della Salute, non dovrete mobilitarvi fino a quando non terminerete il percorso con ILERNA. Dal momento che sono annullati tutti i decreti che facevano capo alla Conferenza dei Servizi oggetto della presente sentenza, rimane in vigore la precedente Conferenza dei Servizi.
  2. Per tutti coloro che hanno presentato istanza di riconoscimento ma che non hanno ancora ricevuto risposta, dovrete presentare una diffida individuale (per raccomandata/PEC) per comunicare il ritardo nella risposta.

N.B:  Per diffida, s’intende una comunicazione attraverso la quale intimate  il Ministero a dare una risposta in merito alla misura compensativa.

  1. Nel caso in cui abbiate già presentato la pratica e abbiate ricevuto risposta del Ministero, ma siete in attesa di muovervi perché siete ancora in tempo per presentare il ricorso, vi chiediamo la cortesia di inviare una mail al seguente indirizzo: azamora@ilernaonline.com. Nel corso della settimana corrente, discuteremo con il nostro rappresentante legale se procedere con una diffida individuale per chiedere un cambio della misura compensativa o optare per un ricorso diretto.
  2. Nel caso in cui abbiate già comunicato la vostra risposta al Ministero della Salute e abbiate fatto ricorso con ILERNA, il nostro rappresentante legale procederà con una diffida personale  nel momento in cui riceveremo tutte le sentenza. Per tutti coloro che hanno fatto invece ricorso per conto proprio, il nostro avvocato presenterà una diffida generale a livello ILERNA. Tuttavia, vi consigliamo di procedere con una personale con il vostro rappresentante legale di fiducia.

Per qualsiasi dubbio o domanda, rimaniamo a vostra completa disposizione.

OTTOBRE ROSA, MESE DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO

Ottobre Rosa

Tumore al seno, torna il mese della prevenzione.

L’Ottobre Rosa è stato istituito con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sui tumori del seno, sottolineando l’importanza della diagnosi preoce e tutti i sintomi associati all’insorgere della malattia.

ottobre rosa

Alcuni dati significativi sull’incidenza della malattia in Italia  

Attualmente in Italia, sono stati registrati oltre 48.000 nuovi casi ogni anno. Una donna su otto si ammala di tumore del seno nel corso della sua esistenza. Sebbene i tumori del seno siano altamente curabili grazie a una diagnosi precoce, ogni anno 450.000 donne perdono la loro battaglia contro il male dalle dita da ragno (più di 12.000 solo in Italia).

I dati di incidenza del tumore del seno a livello mondiale 

Qui di seguito alcuni dati significativi relativi all’incidenza della malattia a livello mondiale secondo il Global Cancer Observatory

  • A livello mondiale, il tumore al seno costituisce  la neoplasia più diagnosticata tra le donne.
  • Il tumore alla mammella è la principale causa di morte per cancro della popolazione femminile mondiale.
  • Nel mondo si registrano 1,6 milioni di nuovi casi ogni anno.
  • Nel corso degli ultimi tre decenni, l’incidenza è aumentata del 3,1% l’anno.
  • Ogni 19 secondi, una donna in qualche parte del mondo riceve una diagnosi di tumore alla mammella.
  • Ogni 74 secondi, nel mondo, una donna muore di tumore al seno

Aumento dei casi di tumore  

Come indica uno studio canadese pubblicato su The Lancet Global Health che ha indagato l’andamento della malattia nel periodo 1998-2012, i casi di tumore al seno tra le donne sono in aumento in tutto il mondo.  

Tale studio utilizza come parametro l’età delle donne al momento della diagnosi, in modo tale da poter distinguere tra sviluppo del tumore in fase di pre-menopausa e in post-menopausa.

I dati mostrano chiaramente che nei Paesi ad alto reddito, inclusa l’Italia, si registra un aumento significativo dei tumori al seno in fase di pre-menopausa, mentre nei Paesi a basso reddito stanno aumentando sempre più i casi di malattia diagnosticata in post-menopausaTale analisi fa luce sulla necessità di sviluppare migliori strategie di prevenzione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

In generale, si stima che 5,8 milioni di donne moriranno di tumore del seno entro il 2025. Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, il numero previsto di casi di tumore del seno nel 2020 è pari a 1.979.022. Il numero previsto di casi nel 2030 è di 2.389.625, con 770.724 decessi (fonte GLOBOCAN, 2012). 

Hai un modo per mettere un freno all’avanzare rapido di questo male? Scopritelo nelle prossime righe. 

Come prevenire il tumore al seno

Non vi è alcun metodo sicuro per poter prevenire il tumore al seno, ma vi sono alcuni accorgimenti che possono di certo aiutare. Molti fattori a rischio non possono essere controllati, come il fatto di essere donne o l’avanzare dell’età.

Per quanto concerne la popolazione femminile soggetta a un maggior rischio di contrarre il tumore al seno, vi sono alcuni step aggiuntivi che potrebbero ridurre l’insorgere della malattia.

Alcuni consigli rivolti a tutte le donne

L’American Cancer of Society consiglia quanto segue per diminuire il rischio di insorgenza della malattia: 

  • Segui una dieta salutare e mantieniti nel tuo peso forma: sia l’incremento del peso corporeo che  l’aumento di peso sono collegati a un alto rischio di tumore al seno dopo la menopausa. Per tale motivo, è consigliato mantenersi nel proprio peso forma ed evitare un eccessivo aumento di peso, raggiungendo un perfetto equilibrio tra porzioni e attività fisica.  
  • Fai esercizio fisico: diversi studi mostrano che un’attività fisica da moderata a vigorosa è collegata a un minor rischio di tumore al seno. L’American Cancer Society consiglia di svolgere esercizio fisico da 150 a 300 minuti a moderata intensità o tra 75 e 150 minuti di intensa attività fisica alla settimana. Arrivare ad eccedere il limite dei 300 minuti è l’ideale. 
  • Evita o limita il consumo di alcol: l’alcol aumenta la predisposizione al tumore al seno. Anche limitati livelli di alcol possono aumentarne il rischio in maniera considerevole. Per tale motivo, sarebbe meglio evitare di consumare alcol. Per quanto riguarda le donne che tendono a consumare alcol, non dovrebbero bere più di un bicchiere al giorno (350 ml di birra, 150 ml di vino). 
  • Allattamento al seno: coloro che decidono di allattare al seno per diversi mesi potrebbero diminuire il rischio di cancro al seno.
  • Terapia ormonale: seguire una terapia ormonale dopo la menopausa può aumentare il rischio di tumore al seno. Pertanto, consigliamo di rivolgerti al tuo medico di fiducia e fare richiesta di una cura non ormonale per trattare i sintomi della menopausa.

Donne a rischio elevato di tumore al seno 

Se sei una donna a rischio elevato di tumore al seno (per una questione genetica; per via della presenza di una mutazione genetica che aumenta il rischio di tumore al seno, quale il gene BRCA1 or BRCA2; perché hai sofferto di DCIS or LCIS), vi sono diversi accorgimenti che puoi prendere per diminuire la possibilità di sviluppare il cancro al seno (o poterlo prendere in tempo):

  1. Test genetico per la prevenzione del tumore al seno.
  2. Osservazione ravvicinata per individuare eventuali segni di tumore al seno.
  3. Farmaci per diminuire il rischio di tumore al seno.
  4. Operazione chirurgica preventiva.

Il tuo medico di base potrà aiutarti a determinare il rischio di tumore al seno, così come individuare quale delle opzioni indicate risulta più adatta per te.

Mastectomia preventiva 

Per tutte coloro che sono esposte a un elevato rischio di tumore al seno (per la presenza di una mutazione genetica ad esempio), è possibile sottoporsi alla cosiddetta mastectomia, un’operazione chirurgica per rimuovere, totalmente o solo in parte, una mammella (o ghiandola mammaria). Un’altra opzione può riguardare la rimozione delle ovaie, che costituiscono la principale fonte di produzione di estrogeni. Mentre la mastectomia può ridurre il rischio di tumore al seno, non è in grado di eliminarlo completamente, e può avere diverse controindicazioni. 

Tuttavia, ci teniamo a sottolineare che è strettamente consigliato rivolgersi al proprio medico di base per comprendere appieno il rischio a cui si è sottoposti, e quali delle opzioni indicate all’interno di questo articolo può essere adatta per voi. 

Il nostro augurio più sincero è rivolto a tutte coloro che stanno lottando contro questo male. Guardatelo fisso negli occhi, fatelo tremare e impallidire, e non permettete lui di infrangere i vostri sogni.

Ci sono giorni pieni di vento, ci sono giorni pieni di rabbia, ci sono giorni pieni di lacrime. E poi ci sono giorni pieni d’amore che ti danno il coraggio di andare avanti per tutti gli altri giorni

- Romano Battaglia -

LE DIFFERENZE TRA L’AMBIENTE ODONTOIATRA SPAGNOLO E ITALIANO SECONDO ISABEL MORAZA MERINO

charla-isabel_IGL'odontoiatria tra Italia e Spagna

Vi siete mai chiesti quali sono le principali differenze tra l’ambiente odontoiatra spagnolo e quello italiano?  Scopriamolo assieme alla Dottoressa Isabel Moraza Merino.

Settimane fa abbiamo avuto l’onore di raccogliere la preziosa testimonianza della Dottoressa Isabel Moraza Merino, da anni attiva sul suolo italiano, riguardo i principali aspetti che differenziano l’ambiente odontoiatra spagnolo da quello italiano. Inoltre, abbiamo discusso delle conseguenze portate dal Covid-19 sul settore sanitario iberico e italico. 

odontoiatra

Isabel Moraza Merino possiede una Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria, conseguita presso l’università di Siviglia. Dal 2010 esercita da libera professionista  in strutture private a Roma come odontoiatra generica. Inoltre, dal 2015 collabora con l’ospedale odontoiatrico “George Eastman” nel reparto di chirurgia, protesi e parodontologia diretto dal Prof. Luca Cordaro.

La Dott.ssa Merino è membro dell’ITI (International Team for Implantology) e traduttrice di articoli scientifici dall’italiano allo spagnolo, pubblicati nella Revista del Colegio de Higienistas Dentales di Madrid.


 

Qui di seguito vi lasciamo l’intervista che ci ha gentilmente rilasciato:

1. Ci può raccontare in dettaglio il percorso di studi da Lei intrapreso in Spagna?

Dopo aver conseguito il diploma di maturità in Scienze della Salute nella mia città natale, mi sono trasferita nel sud della Spagna dove mi sono laureata in odontoiatria presso l’Università di Siviglia. Ai tempi dell’università, lavorai per una prestigiosa clinica odontoiatrica a Siviglia e ho assistito un professore della mia facoltà nel suo studio. Pertanto, dopo aver conseguito il diploma universitario, possedevo già un certo livello di conoscenza del lavoro e di come gestire una clinica odontoiatrica. Inoltre, mi sono tenuta aggiornata frequentando diversi corsi e convegni.

2. Che differenze nota con il sistema educativo italiano? 

La differenza principale riguarda lo stage: mentre in Spagna lo si fa dal secondo anno di laurea (nel mio caso con tema “introduzione alla clinica odontoiatrica”) ​​e si approfondiscono durante il quarto e il quinto anno (quasi interamente a livello pratico), in Italia gli studenti terminano il percorso senza aver potuto esercitare la professione, il che comporta un ritardo nell’accesso al mercato del lavoro, che si riflette in un maggiore impegno da parte del neolaureato. Tuttavia, ritengo che il grande sforzo a livello teorico richiesto agli studenti italiani sforna professionisti di grande eccellenza, come avviene nell’odontoiatria italiana.

3. Ha dovuto procedere con l’omologazione del suo titolo per poter esercitare in Italia? Se sì, si è trattato di un processo complicato?

Sì, ho iniziato tutto l’iter burocratico mesi prima di trasferirmi in Italia, e devo dire che è stato abbastanza semplice: consisteva principalmente in un documento del Ministero della Salute che riconosceva la possibilità di esercitare in Italia, il cosiddetto “good standing”, un certificato che garantiva la mia buona reputazione come odontoiatra e pertanto la possibilità di svolgere la mia professione nel “Bel Paese”; il mio certificato accademico personale; e infine in un dettato del Collegio dei dentisti di Roma per dimostrare la mia padronanza della lingua italiana.

4. Ritiene giusto quanto dettato dalla Direttiva Europea 2005/36/CE concernente il riconoscimento del titolo di studi esteri? Cosa pensa delle misure compensative imposte dal Ministero della Salute italiano per concedere l’abilitazione professionale a coloro che provengono da un percorso di studi estero?

Ritengo che sia giusto poter esercitare in qualsiasi Paese della CEE purché siano soddisfatti il ​​livello accademico necessario e i vari requisiti. Sinceramente, non so se negli ultimi anni (ho omologato il mio titolo di laurea 10 anni fa) l’iter di omologazione si è fatto più complicato.

5. Cosa l’ha portata a vivere e lavorare in Italia? 

Anche se suona molto romantico, l’ho fatto per la persona che attualmente è mio marito:  ai suoi tempi ho lasciato tutto per amore. In quel momento, lavoravo in una clinica odontoiatrica dove mi trovavo molto a mio agio, ma nonostante ciò, salutai la mia famiglia e gli amici per ricominciare tutto da zero qui in Italia.

6. Ha riscontrato delle difficoltà in ambito lavorativo provenendo da un percorso di studi straniero? (si intende sia a livello professionale che personale)

A livello formativo, mi sono sentita molto amata come spagnola dagli italiani. Tuttavia, senza alcun tipo di contatto, non è assolutamente facile ricevere proposte di lavoro, e nel caso in cui ciò avvenisse, si tratta di posizioni con un livello di responsabilità inferiore. Inoltre, c’è da sottolineare che in Italia finiscono l’università un anno dopo rispetto alla Spagna e senza aver avuto la possibilità di prendere parte a uno stage formativo. Insomma, l’iter per ottenere una posizione di un certo livello è alquanto lungo e faticoso.

7. Che differenze nota tra l’ambiente odontoiatra spagnolo e quello italiano? 

 Il profilo del dentista medio nei due Paesi è alquanto diverso: mentre in Spagna si tratta di una giovane donna (l’anno in cui mi sono laureata io, l’80% di noi erano ragazze), in Italia è quello di un uomo sulla sessantina, soprattutto in ambiti come la chirurgia orale. Ricordo ancora la prima volta che frequentai un corso presso il Collegio dei Dentisti di Roma, questo aspetto attirò molto la mia attenzione.

8. Se dovesse individuare un aspetto dell’ambiente odontoiatra spagnolo che Le piacerebbe portare in Italia, quale sarebbe? E uno italiano che manca in Spagna? 

Credo che l’ambiente odontoiatrico in Spagna sia meno competitivo; tra i professionisti c’è più cameratismo senza necessità di dimostrare che tu sia il migliore. D’altro canto in Italia, mi piace l’atteggiamento del paziente nei confronti del professionista, dal momento che si rivolgono a lui con più rispetto e si affidano alla clinica odontoiatrica tradizionale, tralasciando la fiducia nei numerosi franchising che sono emersi in questi ultimi tempi e che, fortunatamente, stanno perdendo poco a poco posizioni nel mercato del lavoro.

9. E ora passiamo all’argomento che è sulla bocca di tutti: coronavirus ed economia. Ha avuto notizia dai suoi colleghi spagnoli circa l’impatto del coronavirus sul settore dell’odontoiatria?

In Spagna l’impatto sull’economia in generale e sui consumi da parte del paziente è stato notevole. Nel mio caso, invece, in Italia i mesi successivi alla quarantena forzata sono stati positivi, con grande richiesta da parte del paziente di trattamenti odontoiatrici quali il ridimensionamento o il conservatore dentale. Si spera che questa tendenza continui così, e che finalmente il paziente comprenda l’importanza di avere una buona salute orale e del suo impatto a livello generale.

10. Se dovesse descrivere in poche parole il mondo post-covid, come sarebbe? 

Un mondo basato sulla scienza e governato da regole. e valorizzando l’importanza della prevenzione nella salute e nel nostro caso nella salute dentale.

Ringraziamo la Dott.ssa Merino per averci reso note le sue opinioni e aver fornito un quadro piuttosto dettagliato sulle principali differenze che caratterizzano Italia e Spagna in ambito odontoiatrico. 

Il filo rosso che le accomuna? L’importanza della prevenzione sul fronte sanitario