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Propositi anno nuovo: 5 consigli infallibili su come raggiungerli

Propositi anno nuovoPropositi per il 2022

Diamo inizio a questo 2022 preparando una lista di nuovi propositi da realizzare nel corso dell’anno. L’obiettivo è compierli, pertanto sarà necessario prendere nota di obiettivi precisi e concreti, senza perdersi in un fiume di intenzioni che, nel caso in cui non si compiessero, potrebbero generare un sentimento di profondo sconforto. La definizione dei nostri propositi è la chiave. Come fare? Iniziate da una pagina in bianco: ciò implica lasciarsi andare, cedere e applicare la magia dell’ordine. 

propositi anno nuovo

Come dar vita a un nuovo proposito 

1. Realizza un programma basato sul “quando e dove”

Diversi studi affermano che includere particolari segnali al tuo programma ti aiuta a ricordare quando agire. Assicurati di indicare nel dettaglio quando e dove porterai a compimento quanto ti sei fissato

Se il tuo proposito per questo 2022 è fare esercizio 4 volte a settimana, stabilire un piano del tipo “Farò esercizio durante i giorni della settimana” è troppo generico. Tuttavia, un programma como ad esempio “Farò esercizio in palestra durante la pausa pranzo” è esattamente la tipologia di proposito che stiamo ricercando e che ci consentirebbe di portarlo a compimento. 

Una pianificazione dettagliata ci consente di anticipare e, pertanto, evitare eventuali ostacoli: se pianifichiamo di fare esercizio durante la pausa pranzo, ci assicureremo di declinare qualsiasi tipo di invito che potrebbe sopraggiungere. 

2. Considera una penitenza

Ciò potrebbe sembrare esagerato, ma è bene fissare una “punizione” nel caso in cui non si compisse il proposito che abbiamo fissato. 

Prima di tutto, assicurati di non tappezzare i tuoi social media con i propositi che ti sei fissato per quest’anno. Immagina l’imbarazzo nel dover poi confessare che non ne hai compiuto mezzo. 

Ti starai chiedendo a che tipo di punizione dovresti sottoporti nel caso in cui non realizzassi i tuoi propositi. Un’idea sarebbe quella di fare una scommessa con uno dei tuoi amici più stretti: nel caso in cui il proposito che ti sei fissato non si compiesse, dovrai pagare lui/lei una determinata somma. Correreste questo rischio? 

La logica che si nasconde dietro ciò è più semplice di quanto crediate. Gli incentivi cambiano le nostre decisioni, mentre le penitenze sono di gran lunga più stimolanti delle ricompense

3. Divertiti 

Molti di noi faticano a essere efficienti quando si parla di raggiungere gli obiettivi che ci siamo fissati. Se si vuole tornare in forma, tendiamo a sottoporci a un workout super faticoso per ottenere i risultati sperati nel minor tempo possibile. Nel caso in cui volessimo ottenere il massimo dei voti in una particolare materia, crediamo che prendere parte a estenuanti sessioni di studio, libere da qualsiasi tipo di distrazione, sia la chiave. Tuttavia, diversi studi suggeriscono che centrarsi sull’efficienza ti lascia privo di energie, in quanto ti stai dimenticando della parte più importante dell’equazione: godere dell’atto di perseguire un obiettivo

Prendere parte a un allenamento faticoso può consentirci di vedere buoni progressi in poco tempo, ma perché non aggiungere un elemento divertente? Un modo per rendere un obiettivo duro da conseguire particolarmente allettante è combinarlo con un guilty pleasure. Un esempio? Dopo una dura sessione in palestra, concediti una mezz’oretta davanti alla tua serie televisiva preferita. 

4. Lascia spazio alle urgenze 

Nel caso in cui non fossi in grado di compiere le tue aspettative, la tentazione di  dichiararti un completo fallimento è dietro l’angolo. Gli studiosi definiscono questo tipo di comportamento “Effetto che diavolo” . Eccone qui un esempio: ti proponi di andare a letto a presto tutte le sere, ma arriva il venerdì e non puoi fare a meno di stare sveglio fino a tardi per guardare un episodio in più della tua serie preferita. “Tanto domani non si lavora” dici a te stesso.  Ed ecco qui che sopraggiunge l’ “effetto che diavolo”: il tuo proposito di andare a letto presto tutte le sere sfuma in men che non si dica. 

Tuttavia, vi è un modo del tutto effettivo per scampare a questo effetto. Come? Stabilisci obiettivi duri da conseguire ma concediti sempre due giorni di meritato riposo

5. Fatti aiutare dai tuoi amici 

E per ultimo, ma non per importanza, fatti aiutare dai tuoi amici! Circondarsi da uomini e donne di successo può di certo aiutarci a migliorare la nostra performance. Se il tuo proposito per questo 2022 è prendere parte a una maratona o scrivere un libro, un ottimo consiglio è chiedere a amici che hanno già raggiunto l’agognato traguardo e chiedere loro come ci sono riusciti. 

Inoltre, diversi studi mostrano come aiutare un amico a perseguire una meta possa aiutare te stesso a migliorare il tuo tasso di successo, in quanto migliora di gran lunga la fiducia in se stessi. 

Step per definire i propri propositi

Restringi lo scopo

Tendiamo a voler fare molto e ottenere poco. Nell’atto di scrivere un obiettivo, possiamo costringerci a elencarne non più di tre e dare un massimo di cinque righe per spiegare ognuno di essi. Dovremmo evitare concetti generici come “essere felici” e concentrarci su azioni realizzabili.

Pianificalo

È importante stabilire un’agenda, con diverse fasi dello scopo. Per costruire una casa, bisogna prima raccogliere i soldi, ottenere i permessi, ricominciare i lavori e finirli. Per viverci, è necessario adattare la propria routine lavorativa e familiare, trasferirsi e attuare il piano. Compiere azioni nel piano di uno scopo aiuta a sentire la soddisfazione necessaria per compensare gli ostacoli che possono apparire. Tenere un diario dei propositi può essere una buona strategia.

Visualizzalo

Nel coaching è molto comune visualizzare, verbalizzare e incorporare un gesto che esprime l’intenzione o lo scopo. Crea un’immagine che definisca il tuo obiettivo e scrivila o disegnala in dettaglio.

Verbalizzalo

Ripeti il tuo scopo ogni giorno al mattino e suggella il tuo impegno nei suoi confronti. Dicono che siamo noi a creare la nostra realtà, quindi abbiate fiducia!

Potenziali ostacoli

Dispersione

Voler fare troppo ci fa perdere. La dispersione degli obiettivi significa che non sono soddisfatti o lo sono solo parzialmente. La nostra attenzione viene deviata su altre cose che ci sfuggono o sono più facili e non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi. Ecco perché è bene scrivere e rileggere i nostri obiettivi per il nuovo anno. 

Mancanza di impegno

Il pericolo di abbandonare i propositi nel corso del primo mese è fin troppo comune. Ci iscriviamo in  palestra o ad una nuova attività e la mancanza di disciplina ci fa smettere di andarci. Ecco perché dobbiamo sentire un forte impegno verso i nostri obiettivi. 

Eccesso di fiducia  

Credere troppo, vederlo come qualcosa di facile o procrastinare, lasciarlo per domani, sono abitudini che possono rovinare il nostro scopo. A volte, non ce ne rendiamo conto e l’eccesso di fiducia dimostra che non eravamo pronti a intraprendere i porpositi che ci eravamo fissati. 


E voi? Quali sono i vostri propositi per questo 2022? Siamo certi che con i consigli che vi abbiamo fornito sarete in grado di stendere una lista di obiettivi da 10 e lode. 

Giornata Mondiale contro l’AIDS: la battaglia continua

Giornata Mondiale contro l'AIDSGiornata Mondiale contro l'AIDS

La Giornata mondiale contro l’Aids è stata istituita per la prima volta nel 1988 con l’obiettivo di concentrare l’attenzione della poplazione mondiale sui problemi che riguardano la diffusione del virus

Ora più che mai è necessario sottolineare con forza che l’Hiv/Aids continua a colpire, soprattutto nel Sud del mondo. Nel 2020, circa 1.5 milioni di persone sono state infettate dal virus e 680 mila sono morte a causa di malattie legate all’Aids. Le zone più colpite sono Africa, Asia e America Latina.

A ricordarlo è il rapporto informativo 2021 redatto dall’Unaids, il programma delle Nazioni Unite per l’Hiv/Aids pubblicato annualmente alla vigilia della Giornata mondiale contro l’Aids.

Cos’è l’AIDS

L’AIDS, altrimenti definito “Sindrome da immunodeficienza acquisita”,  è una malattia infettiva provocata dal virus HIV, che rende più suscettibile il sistema immunitario a contrarre infezioni e all’insorgenza di alcuni tumori.  

La sindrome da immunodeficienza acquisita è caratterizzata, infatti, dalla progressiva perdita della capacità di difesa immunitaria, che non è più in grado di proteggere l’organismo dalle malattie.

Le manifestazioni cliniche dell’AIDS sono le seguenti: 

  • Infezioni opportunistiche, ovvero causate da virus, batteri o funghi patogeni che, in soggetti con una risposta immunitaria non compromessa, non causerebbero alcuna malattia.
  • Alcune forme di tumori, favorite da una gravissima compromissione del sistema immunitario. Questo processo degenerativo prosegue fino alla morte del paziente.

I due principali tipi di virus responsabili dell’AIDS sono HIV-1 e HIV-2. Come chiaramente indicato da My Personal Trainer, l’alterazione immunitaria tipica dell’AIDS è in larga parte dovuta al deficit selettivo dei  linfociti T CD4+, una sottopopolazione di cellule indispensabili alla risposta immunitaria, che vengono infettati dal virus.

Attualmente, non esistono vaccini o cure in grado di eliminare l’HIV dal corpo, ma la diagnosi e le terapie tempestive possono ritardarne moltissimo, o addirittura impedirne, la comparsa.

Come avviene il contagio

Esistono tre diverse modalità di contagio:

  • Contatto ematico diretto; trasfusione infetta; inoculazione di piccole quantità di sangue contaminato; puntura accidentale con aghi.
  • Rapporti vaginali, anali, orali non protetti. Un altro fattore di rischio per la trasmissione del virus è rappresentato dalla presenza di infezioni sessualmente trasmesse quali sifilide, herpes vaginale e gonorrea.
  • Trasmissione materna in gravidanza, al momento del parto tramite secrezioni vaginali e tramite allattamento

HIV: come NON si trasmette

L’infezione da HIV non si trasmette tramite normali contatti quotidiani con persone sieropositive: strette di mano e abbracci sono innocui, così come i baci (ad eccezione dei casi in cui la persona sieropositiva abbia lesioni e sanguinamenti delle mucose orali).

Inoltre, non comporta alcun rischio di contagio la condivisione di vestiti, bicchieri, posate, piatti, asciugamani, lenzuola, ecc. (ad esclusione di quelli che possono avere avuto contatto con il sangue, come rasoi e spazzolini da denti).

Ribadiamo che il virus dell’HIV non si può trasmettere neppure con saliva, colpi di tosse, sudore, muco, ecc., e nemmeno frequentando luoghi pubblici quali palestre, piscine, scuole e ristoranti.

Quanto è alta la probabilità di contrarre l’HIV?

Il rischio di infezione varia da caso a caso secondo le modalità di esposizione e ai fattori predisponenti del paziente.

Inoltre, la diffusione del virus HIV tende ad assuemere acaratteristiche diverse a seconda delle aree geografiche interessate dall’epidemia: ad esempio, negli Stati Uniti ed in Europa la malattia ha un’incidenza più elevata nei maschi di età compresa tra i 20 e i 50 anni.

Da sapere

Conosciamo tutti il pregiudizio legato al virus dell’HIV: viene considerata erroneamente una patologia legata al gruppo degli omosessuali e tossicodipendenti. In realtà, si tratta di una malattia che può colpire tutti, dai giovani con una sessualità promiscua e non protetta, agli adulti e anziani che contraggono il virus durante rapporti sessuali occasionali. Pertanto, molte persone non essendo consapevoli di essere sieropositivi continuano ad infettare inavvertitamente i partner, contribuendo alla diffusione del virus.

L’unico modo per fermare la diffusione del virus è comunicare la propria condizione a coloro con cui si ha un rapporto intimo e ravvicinato.

Nemici della salute orale: i 4 fantasmi da combattere a Halloween e non solo

I 4 fantasmi della salute oraleI 4 fantasmi della salute orale

Halloween è qui…che scheletri si nascondono nei vostri armadi? O meglio…in bocca! 

Tra i principali nemici (o fantasmi, per rimanere in tema Halloween) della salute orale, si nascondono senza dubbio gli zuccheri, il fumo, l’alcool e il temuto bruxismo, un fattore ereditario legato ad ansia e stress che porta a digrignare i denti. 

nemici della salute orale

Fantasma numero uno: gli zuccheri

Gli zuccheri sono sicuramente tra i principali nemici della salute dei denti, in quanto nutrono i batteri della bocca che a loro volta producono acidi che che si dissolvono e danneggiano i denti. Più zucchero si consuma, più acido è prodotto, causando le carie. 

Tra gli zuccheri più letali, troviamo il glucosio e il saccarosio, che si trovano in bevande, snack o preparati per la colazione. Un’altra abitudine da evitare è succhiare caramelle o dolciumi, in quanto aumentano sensibilmente sia la presenza che la permanenza degli acidi nelle zone più esposte. 

Da ultimo, i cibi industriali spesso nascondono una quantità elevata di zuccheri, così come i succhi di frutta, il cui consumo va limitato. 

Quali comportamenti adottare

Per evitare che gli zuccheri portino ad un’erosione dello smalto dei denti, è bene adottare i seguenti comportamenti: 

  • Alimentazione equilibrata: ridurre apporto di zucchero, incrementare assunzione di vitamine o minerali come magnesio, calcio, fosforo e fluoro. 
  • Oltre a ridurre lo zucchero, incorporare nella dieta verdure a foglia larga, che stimolano la salivazione e aiutano a pulire la bocca.
  • Assumere frutta ricca di fibre, che contengono sostanze antibatteriche capaci di ridurre i depositi di placca.
  • Sottoporsi a visite di controllo dal proprio dentista di fiducia ogni 6 mesi. 

Fantasma numero due: fumo

Il fumo ha un effetto di vasocostrittore sulle nostre gengive, in quanto rende difficile l’accesso all’afflusso di sangue e pertanto al necessario apporto di ossigeno e sostanze nutritive. Di conseguenza, ciò può portare alla retrazione del tessuto gengivale causando la parodontite.

Pertanto, i fumatori sono maggiormente soggetti alle malattie parodontali e tendono a rispondere meno favorevolmente agli interventi parodontali, poiché il tabacco rende difficile la guarigione delle gengive. Tra gli effetti più evidenti del fumo sui denti, troviamo quanto segue. 

Estetica dentale

Alcuni componenti chimici del tabacco come la nicotina e il catrame, che si dissolvono nella saliva, tendono a penetrare all’interno del dente, arrivando anche alla dentina. Di conseguenza, i denti assumono una colorazione tendente a un tono brunastro o addirittura al nero. 

Questo non è l’unico effetto estetico, poiché le nostre gengive possono anche adattarsi a un tono più pallido e persino ritrarsi, lasciando spazi tra i denti e invecchiando notevolmente il nostro sorriso.

Alitosi

Il fumo genera alitosi o peggiora tale condizione, nel caso in cui già se ne soffrisse. 

Leucoplachia

La leucoplachia o precancro orale è una lesione della mucosa orale e una delle malattie più pericolose causate dal fumo, in quanto, nel 10% dei casi, precede il cancro orale. I fumatori hanno un rischio molto più elevato di soffrirne e smettere di fumare favorisce la regressione e persino la scomparsa della malattia.

Impianti dentali

Il fumo è associato ad una maggiore perdita del supporto osseo necessario per gli impianti dentali. Ciò ha un effetto negativo sul tasso di successo del loro collocamento, che a volte può essere perso o ritirato a causa del fallimento della loro integrazione.

Cancro orale

L’80% dei casi di cancro orale si verifica in pazienti fumatori. Queste cifre agghiaccianti ci forniscono una misura delle conseguenze negative del fumo.

Fantasma numero 3: l’alcol

Le persone che hanno un disturbo da consumo di alcol tendono a sviluppare con maggiore probabilità la placca dentale, nonché a sperimentare la perdita permanente dei denti. 

Colorazione

Secondo quanto affermato dal dott. John Grbic del Columbia College of Dental Medecine, il colore nelle bevande è generato dai cromogeni, i quali si attaccano allo smalto dei denti compromesso dall’acido presente nell’alcol, macchiando di conseguenza i denti.   Un modo per aggirare questo problema è bere bevande alcoliche con una cannuccia.

A parte il contenuto di zucchero, le bevande analcoliche di colore scuro possono macchiare o scolorire i denti. Pertanto, è bene sciacquarti la bocca con acqua tra un drink e l’altro.

La birra è acida proprio come il vino. Ciò rende più probabile che i denti vengano macchiati dall’orzo scuro e dal malto presenti nelle birre più scure.

Secchezza

Il banchiere nota anche che le bevande ad alto contenuto di alcol, come gli alcolici, seccano la bocca. La saliva mantiene i denti umidi e aiuta a rimuovere placca e batteri dalla superficie del dente. Cerca di rimanere idratato bevendo acqua mentre bevi alcolici.

Altri danni

Il danno ai denti correlato all’alcol aumenta aggiungendo ghiaccio nelle bevande o agrumi alle tue bevande. Inoltre, l’American Dental Association osserva che anche una spruzzata di limone potrebbe erodere lo smalto dei denti.

Uno studio ha concluso, tuttavia, che il vino rosso uccide i batteri orali chiamati streptococchi, che sono associati alla carie. 

Fantasma numero quattro: bruxismo

Il bruxismo è un fattore ereditario legato ad ansia e stress. Molte persone tendono a digrignare i denti nel sonno e sono inconsapevoli del problema.

Il bruxismo ha diverse conseguenze, tra cui la perdita dei denti. Si tratta di una patologia semplice da individuare: se infatti ti svegli con dolore ai denti o alla mascella, fatichi ad aprire e chiudere la bocca, probabilmente durante la notte digrigni i denti. Tra tutti i nemici dei denti, il bruxismo è comunque semplice non solo da individuare ma anche da contrastare. Se proprio non riesci a gestire ansia e stress, un paradenti può limitare i danni ai tuoi denti.

Giornata Mondiale per la Lotta contro il Tumore al Seno: cosa c’è da sapere

Giornata Mondiale per la Lotta contro il Tumore al SenoGiornata Mondiale per la Lotta contro il Tumore al Seno

Ottobre rosa, mese della prevenzione contro il tumore al seno. Oggi, 19 ottobre 2021, si celebra infatti la Giornata Mondiale per la Lotta contro il Tumore al Seno.

Tra le prime cause di mortalità, il cancro al seno rappresenta più del 30% di tutti i tumori femminili. Ogni anno, si organizzano eventi in tutta Italia per sensibilizzare la popolazione sulle cause principali di questa patologia e per ricordare che la prevenzione è la chiave per combattere questo male. Fra le innumerevoli iniziative, ambulatori ambulanti e mammografie gratuite. 

In Lombardia, ad esempio, la LILT (Lega italiana per la lotta ai tumori) ha messo in campo una serie di iniziative riguardanti la cultura della prevenzione: 12 giornate saranno dedicate interamente a visite senologiche e mammografie gratuite per le donne over 40. 

Alcuni dati significativi 

Secondo i dati riportati dall’AIRC, il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente in Italia.

Con 54.976 nuove diagnosi in un anno, il cancro al seno rappresenta più del 30%  di tutti i tumori che colpiscono le donne e il 14,6% di tutti i tumori diagnosticati in Italia.

Tuttavia, nonostante l’incidenza (numero di nuovi casi) sia in leggera crescita, soprattutto nelle donne più giovani, la mortalità è in diminuzione di un 6% nel 2020 rispetto al 2015. Tuttavia, questa malattia rimane la prima causa di morte per tumore nelle donne.

Nel corso della pandemia, quasi tutte le risorse sanitarie erano concentrate sulla lotta al Covid-19. Inoltre, bisogna sottolineare che molto persone non si sono recate in ospedale per timore di contrarre il virus. Le conseguenze? Mancanza di controlli e prevenzione, ritardo nelle diagnosi, alterazione nelle terapie. Pertanto, è bene ricordare l’importanza della prevenzione e dei controlli periodici. Qualunque età è buona per cominciare, così come non vi è un’età per smettere.

Prevenzione

Grazie ai programmi nazionali di screening e all’assunzione di comportamenti salutari,  è possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi. Inoltre, l’AIRC ricorda  che allattare i figli aiuta a combattere il tumore del seno, in quanto l’allattamento permette alla cellula del seno di portare a termine la propria maturazione e di essere pertanto più resistente a eventuali trasformazioni neoplastiche.

  1. La mammografia è senza dubbio il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce. I programmi di screening oncologico nazionale prevedono la possibilità di eseguire gratuitamente la mammografia ogni due anni per tutte le donne di età compresa tra 50 e 69 anni di età. In caso di comparsa di sintomi o noduli, si consiglia di fare ricorso all’ecografia, un esame molto utile per esaminare il seno giovane. 
  2. È inoltre buona abitudine fare una visita del seno presso un ginecologo o un medico esperto almeno una volta l’anno, indipendentemente dall’età.
  3. Infine, l’autopalpazione per individuare precocemente eventuali trasformazioni del proprio seno. Qui alcuni consigli su come eseguirla:
  • Con le braccia abbassate, assicurati che le mammelle non siano deformate, che non abbiano assunto un colore particolare e che i capezzoli non appaiano deviati. 
  • Colloca le mani sui fianchi e fai leggermente pressione. Inclinati leggermente in avanti e cerca una delle modifiche sopra menzionate. 
  • A questo punto, osserva i cambiamenti alle mammelle con le braccia stese verso l’alto. 
  • In piedi, con una mano collocata dietro la nuca, esplora tutta la mammella con movimenti circolari, iniziando dall’ascella fino ad arrivare al capezzolo. 
  • Effettua tutte le manovre precedentemente citate però stavolta sdraiata e con un cuscino dietro la schiena dal lato che si sta esplorando.
  • Porta a termine l’esplorazione stringendo il capezzolo tra le mani e osservando se vi è fuoriuscita anormale di liquido. 

Ricorda: 4 minuti possono salvarti la vita

Sintomi

In genere le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. Eventuali noduli palpabili o addirittura visibili sono invece in genere segni di una forma tumorale già avanzata. La donna ha un ruolo attivo nel riconoscere eventuali alterazioni della forma del capezzolo, perdite da un capezzolo solo e cambiamenti della pelle o della forma del seno. Infine, un ingrossamento dei linfonodi ascellari potrebbe rappresentare un campanello d’allarme.

Ottobre rosa: non solo il seno

L’Ottobre rosa è per antonomasia dedicata al cancro al seno: circa una donna su otto, infatti, è colpita dal tumore alla mammella. Si tratta della patologia più nota, ma anche la più curabile. Tuttavia, il tumore ovarico è il più subdolo, e non riceve l’attenzione che si merita. I sintomi  sono spesso generici, sottovalutati dalle stesse donne. Non esistono test specifici per la diagnosi. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi arriva molto tardi, quando il tumore è già in fase avanzata. Ulteriore obiettivo di questo ottobre rosa 2021 è allora: ricordiamoci che non c’è solo il cancro al seno.  La prevenzione va fatta a 360 gradi.

Giornata Mondiale per la Donazione di Organi e Tessuti: cosa c’è da sapere

Giornata Mondiale per la Donazione di Organi e TessutiGiornata Mondiale per la Donazione di Organi e Tessuti

Il 14 ottobre si celebra la Giornata Mondiale per la Donazione di Organi e Tessuti. L’obiettivo principale è incoraggiare la popolazione mondiale a convertirsi in donatori e salvare la vita dei meno fortunati circa la salute fisica. 

Oggigiorno, esistono molte credenze che spingono gli individui a rigettare la vita da “donatore”. La più comune narra di un uomo che si svegliò in una vasca da bagno colma di ghiaccio con una nota che lo avvisava che gli era stato asportato uno dei polmoni. Questa storia fu di così grande impatto che venne addirittura convertita in film.  

In realtà, essere donatore di organi non costituisce un pericolo ma consente di salvare vite. È alquanto raro che venga asportato un organo o tessuto a una persona in vita e nel caso in cui ciò accada, si tratta di individui appartenenti al mismo nucleo familiare. 

Come diventare donatore 

Tutti noi siamo in grado di salvare delle vite. Come? Vi starete chiedendo… Come ricorda il Ministero della Salute italiano, la donazione è espressione di reciprocità e solidarietà.  

Ci sono tanti modi per diventare donatore e lo si può essere sia in vita che dopo la morte. Per scegliere di diventare donatore è di fondamentale importanza conoscere tutte le tutele previste e sapere che il sistema trapianti italiano è tra i primi posti in Europa per qualità degli interventi e sicurezza dei processi.

Gli organi, i tessuti e le cellule staminali emopoietiche non possono essere costruiti artificialmente. Per tale motivo, oggigiorno è necessario il contributo di sempre più donatori per rispondere alle molteplici richieste di pazienti in attesa di trapianto. 

Il trapianto e la donazione

Il trapianto è un intervento chirurgico che consiste nella sostituzione di un organo o tessuto malato con uno sano dello stesso tipo, proveniente da un altro individuo definito donatore.

Trattandosi di una prestazione sanitaria che rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il trapianto di organi e tessuti è un intervento completamente gratuito. Si esegue in strutture pubbliche autorizzate dalle Regioni e dalle Province Autonome sulla base di determinati requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi. 

Quando ricorrere a un trapianto

Si ricorre al trapianto nel caso in cui una grave insufficienza d’organo o una grave malattia del sangue non sia curabile con altri trattamenti medici. In moltissimi casi, infatti, il trapianto è una terapia salvavita, come nel caso in cui la grave insufficienza riguardi il cuore, il fegato, i polmoni, l’intestino. Per il rene e il pancreas, il trapianto rappresenta la terapia sostitutiva naturale, che è di gran lunga più efficace e tollerabile rispetto alla dialisi o alla somministrazione di insulina. 

In altri casi, si parla di intervento “migliorativo”, come nel caso di trapianto di tessuti.

Cambiamenti dello stile di vita 

Un trapianto di organi prevede diversi cambiamenti del proprio stile di vita. Qui di seguito elenchiamo i più importanti.

Riduzione del rischio d’infezione

I farmaci immunosoppressori, che sono necessari per prevenire il rigetto, riducono anche la capacità di combattere le infezioni. L’immunosoppressione del paziente non deve limitare il contatto con gli altri.

Attraverso l’adozione di alcuni accorgimenti e piccole modifiche allo stile di vita, è possibile ridurre il rischio di contrarre infezioni.

Per ridurre la probabilità di contrarre infezioni il paziente trapiantato deve:

  • mantenere un buono stato generale di salute attraverso: dieta appropriata, riposo, esercizio e riduzione dello stress; evitare le persone con malattie infettive, soprattutto se virali o da micobatteri;
  • prendere i farmaci prescritti come profilassi delle infezioni;
  • assumere gli antibiotici raccomandati qualora ci si sottoponga a cure dentistiche o altre procedure invasive;
  • lavarsi le mani strofinandole con il sapone per almeno dieci secondi, soprattutto prima di mangiare, dopo aver toccato oggetti portatori di microrganismi e dopo aver usato il bagno;
  • indossare guanti quando si svolgono attività all’aria aperta, in quanto microrganismi possono penetrare attraverso piccoli tagli sulla pelle delle mani;
  • evitare di toccarsi occhi, bocca e naso con le mani sporche;
  • non sottoporsi a vaccini a base microrganismi viventi attenuati
  • sottoporsi ogni anno alla vaccinazione antinfluenzale;
  • sottoporsi a trattamento con immunoglobuline antitetano;
  • praticare sesso sicuro.

Assunzione di alcohol

Dal momento che gli organi trapiantati sono di gran lunga più sensibili al danno derivante dalle sostanze chimiche, è consigliabile evitare l’abuso di sostanze alcoliche.

Acqua da bere

Nel caso in cui esista il sospetto che l’acqua del rubinetto non sia potabile, sarà opportuno utilizzare acqua in bottiglia. 

Inoltre, si raccomanda ai pazienti trapiantati di assumere almeno due litri di acqua al giorno, in particolar modo durante uno stato febbrile e/o esposizioni protratte a climi caldi. 

Alimenti sicuri

La dieta di un paziente trapiantato dovrebbe seguire le seguenti linee guida:

  • privilegiare i carboidrati complessi (pane, pasta);
  • aumentare l’assunzione di frutta e verdure che apportano vitamine e fibra, regolando l’intestino;
  • evitare zuccheri semplici che aumentano la glicemia e il peso;
  • diminuire il consumo di cibi grassi e fritti;
  • privilegiare l’olio extravergine d’oliva, ed evitare il burro o lo strutto;
  • evitare frutta e verdura cruda, non accuratamente lavata, carne cruda e crostacei;
  • assumere prodotti caseari che siano pastorizzati;
  • sconsigliate le bevande gassate e zuccherate.

Sonno

Durante le giornate di degenza, è bene evitare di dormire per lunghi periodi e fare solo qualche piccolo sonnellino, in modo da riuscire a riposare meglio la notte. Tuttavia, è bene ricordare che il fabbisogno di sonno varia a seconda dell’individuo. 

La maggior parte delle persone necessita di dormire almeno otto ore ininterrotte durante l’arco delle ventiquattro ore. 

Gravidanze

Numerosi studi suggeriscono che è opportuno evitare gravidanze per i primi due anni dopo il trapianto: nel corso di questo periodo, infatti, si riscontra un maggior numero di complicanze e il carico farmacologico è più elevato.

Le pazienti trapiantate dovranno sottoporsi a controlli ginecologici qualora decidano di affrontare una gravidanza.

In generale, risulta maggiore il rischio di parti prematuri, parti cesarei e nascite di bambini sotto peso. Non è ancora noto se esistano rischi con manifestazioni tardive per i bambini nati da madri sottoposte a terapia immunosoppressiva. È consigliabile che le donne trapiantate non allattino al seno i propri figli, per evitare il passaggio di farmaci attraverso il latte.

I rischi di malformazioni derivanti da farmaci immunosoppressori si possono verificare anche se assunti dall’uomo: per tale ragione, nel caso in cui un paziente trapiantato di sesso maschile decidesse di avere figli, è necessario che il centro trapianti modifichi la terapia immunosoppressiva.

I trapianti sperimentali

Come ricorda il Ministero della Salute italiano, il settore dei trapianti è in rapida evoluzione e rappresenta una vera e propria frontiera della chirurgia moderna.

Al momento, rientrano nei trapianti sperimentali tutti quegli interventi che coinvolgono arti, il volto, l’utero e alcune tipologie di cellule.

L’iter prevede che la struttura ospedaliera che intende sperimentare un trapianto mai realizzato in precedenza, sottoponga al Centro Nazionale Trapianti un protocollo sperimentale, nel quale siano indicate nel dettaglio modalità, finalità e possibilità di riuscita. Inoltre, si richiede un parere di tipo etico redatto dal comitato che presiede a queste funzioni. Il Centro Trapianti ottiene il parere del Consiglio Superiore di Sanità che, a seguito di un’attenta valutazione, acquisisce il potere di approvare il protocollo per un numero limitato di trapianti di cui si riserva di verificarne i risultati. Dopo una scrupolosa analisi dei risultati, un programma di trapianto può passare dalla fase sperimentale a quella ordinaria.

Trapianto di organi

In caso di trapianto di organo, è la valutazione dell’idoneità del donatore a rappresentare uno dei momenti più critici del processo dal momento che, nel giro di pochissime ore, i medici si devono assicurare dell’assenza di malattie trasmissibili al ricevente, valutando la storia clinica del donatore e compiendo una serie di indagini. Tale percorso è valutato da protocolli sulla sicurezza curati dal Centro Nazionale Trapianti e utilizzati dall’intero sistema italiano. 

Trapianto di tessuti

Come per il trapianto di organi, anche nel settore dei tessuti si procede a un’attenta valutazione dell’idoneità del donatore con l’obiettivo di ridurre il rischio di malattie trasmissibili al ricevente. Anche in questo caso, gli operatori sanitari devono seguire protocolli specifici che definiscono nel dettaglio i criteri di selezione del donatore per le diverse tipologie di tessuto. Inoltre, la sicurezza in questo campo coinvolge anche l’attività svolta dalle banche dei tessuti per tutti i processi di conservazione, lavorazione e distribuzione.

Trapianto di cellule staminali emopoietiche

Anche per le cellule staminali emopoietiche, la sicurezza e la qualità dei processi sono fondamentali per la riuscita del trapianto; anche in questo settore si procede, infatti, ad un’attenta valutazione dell’idoneità del donatore volta ad escludere quei soggetti la cui donazione potrebbe rappresentare un rischio per la propria salute e per quella del ricevente.

Infine, un sistema di notifica degli eventi e delle reazioni avverse gravi per gli organi, i tessuti e le cellule consente di intervenire tempestivamente in caso di necessità e di apportare tutte le misure correttive necessarie.

Denti del giudizio: quali sono e quando estrarli

Agregar-un-titulo-2021-09-02T103528.282Denti del giudizio

I denti del giudizio sono solitamente quattro e vengono così chiamati perché solitamente compaiono tra i 18 e i 25 anni, un’età che viene definita “epoca del giudizio”. Chiamati anche ottavi o terzi molari, sono gli ultimi denti delle arcate dentarie. Talvolta, è possibile che ne compaia qualcuno in più (iperdonzia) o qualcuno in meno (ipodonzia). Quando sono più di quattro, è meglio procedere con l’estrazione dei denti del giudizio. 

denti del giudizio

Perché compaiono i denti del giudizio

I denti del giudizio sono del tutto inutili ai fini della masticazione, pertanto perché erompono? Un tempo, gli uomini primitivi erano caratterizzati da una mascella molto più grande rispetto alla nostra, in quanto dovevano masticare cibi non cotti e pertanto più duri. In seguito, con la scoperta del fuoco, i cibi si sono cominciati a cuocere e sono diventati più morbidi. Pertanto, l’evoluzione della specie umana ha portato ad aumentare le ossa del cranio per fare spazio a più materia grigia, e a diminuire il volume delle ossa mascellari. Di conseguenza, il numero dei denti molari è diminuito. 

Sintomi

Quando i denti del giudizio iniziano a erompere, i sintomi sono i seguenti: 

  1. Inizia con un lieve dolore alla gengiva.
  2. La gengiva inizia a gonfiarsi.
  3. Il gonfiore può aumentare fino a modificare il profilo del volto.

Questi sintomi possono anche essere accompagnati da febbre e mal di testa.

Rimedi naturali e farmaci per il dente del giudizio

Per controllare il dolore ai denti del giudizio, si può ricorrere a differenti farmaci antinfiammatori, quali paracetamolo o ibuprofene. Tuttavia, è meglio far uso di quest’ultimi quando la sintomatologia è molto intensa. Oltre ai comuni antinfiammatori da assumere in pillole o bustine, in commercio puoi trovare degli spray che vanno applicati nella zona dolente.

Per evitare di assumere troppi farmaci, ci sono altri accorgimenti che puoi adottare.

  • Prima di tutto, è bene evitare di spazzolare i denti in maniera troppo energica per non infiammare ulteriormente la zona.
  • Nel caso in cui l’infiammazione non sia particolarmente intensa, praticare un massaggio della zona può aiutare
  • Rimedi naturali, quali risciacqui con acqua e sale, possono aiutare a disinfettare le gengive. Inoltre, alcuni frutti o erbe possiedono proprietà lenitive ed antinfiammatorie.

Ascesso del dente del giudizio

Data la posizione anomala dei denti del giudizio, quest’ultimi sono difficilmente raggiungibili dallo spazzolino. Per tale motivo, si formano degli ascessi che devono essere curati tramite una terapia farmacologica. Per la soluzione definitiva si deve procedere, a guarigione avvenuta dell’ascesso, all’estrazione dente del giudizio.

Quando bisogna procedere con l’estrazione?

Non sempre è necessario procedere con l’estrazione dei denti del giudizio. 

Infatti, quando sono perfettamente allineati e non creano disturbi di alcun tipo, i denti del giudizio possono anche rimanere nella loro sede naturale per tutta la vita. 

Ad ogni modo, ciò che è certo, è che l’estrazione dei denti del giudizio si rivela indispensabile nelle seguenti circostanze:

  • Denti del giudizio affetti da carie o pulpiti: in questo caso, si sconsiglia vivamente di sottoporsi ad un intervento di otturazione o di devitalizzazione per correggere l’infezione, in quanto si andrebbe a salvare un dente inutile ai fini della masticazione. 
  • I denti del giudizio sono gravemente danneggiati da ascessi dentali o altre complicanze. 
  • Il dente del giudizio cresce in modo scorretto e non è allineato con gli altri denti.
  • Il mancato/incompleto sviluppo dei terzi molari può causare mal di denti e infiammazione gengivale. Inoltre, un difetto di crescita dei denti del giudizio crea una sorta di avvallamento gengivale, entro il quale i batteri possono penetrarvi, dando avvio ad una serie di danni ed infezioni che vanno via via degenerando.
  • Non trovando spazio sufficiente, un dente del giudizio parzialmente intrappolato nella gengiva spinge gli altri, provocando denti storti, difficoltà masticatorie ed affollamento dei denti.  
  • I denti del giudizio rimangono incastrati nell’osso mandibolare e non sono visibili a occhio nudo. La permanenza di questi denti nei mascellari può generare cisti che, a lungo andare, favoriscono infezioni o indeboliscono l’osso portante.
  • I denti del giudizio crescono orizzontalmente e, spingendo sui secondi molari, provocano dolore durante la masticazione. La crescita obliqua dei denti del giudizio favorisce il deposito di residui di cibo sulle fessure gengivali: anche in tal caso, i batteri avviano processi infettivi che si traducono in carie e pulpiti.
  • I denti del giudizio sono in soprannumero.
  • I denti del giudizio si scheggiano o si rompono, favorendo la penetrazione dei batteri al loro interno. 

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Impianto dentale: caratteristiche e rischi

impianto dentaleTutto quello che c'è da sapere sugli impianti dentali

L’impianto dentale consente di sostituire i denti mancanti con radici artificiali ancorate all’osso. 

Prima dell’avvento dell’implantologia dentale, il ripristino avveniva tramite protesi fissate ai denti contigui, a seguito della limatura per accogliere le corone che avrebbero sorretto il dente mancante. Quando non era possibile ricorrere a protesi fisse, si applicavano protesi mobili parziali o totali. 

Grazie alla nascita dell’implantologia, questi apparecchi vanno poco a poco scomparendo: infatti, non è più necessario coinvolgere denti intatti per sostituire i denti mancanti.

Impianto dentale

Cos’è un impianto dentale

Un impianto dentale è una piccola vite in titanio utilizzata per sostituire la radice di un dente naturale mancante

Gli impianti dentali vengono inseriti nell’osso con lo scopo di coprire lo spazio lasciato libero da uno o più denti mancanti, sia nell’arcata superiore che in quella inferiore. 

L’installazione di un impianto dentale è, a tutti gli effetti, un intervento di tipo chirurgico

Caratteristiche 

L’impianto dentale è costituito da tre differenti parti: 

  • Vite endossea (fixture): si tratta di un elemento cilindrico e filettato che, una volta inserito nell’osso mandibolare o mascellare, si integrerà nel tessuto osseo (osteointegrazione). Da ciò, dipende la solidità dell’impianto dentale.
  • Abutment (componente transmucosa): connette la vite endossea alla protesi dentaria. L’abutment costituisce la porzione a stretto contatto con la mucosa gengivale.
  • Protesi dentaria (corona artificiale): sostituisce il o i denti mancanti o estratti. Di fatto, è la parte esterna dell’impianto dentale, che ha il compito di coprire la zona priva di denti.

È importante sottolineare che le dimensioni di un impianto dentale variano a seconda della quantità di osso mascellare o mandibolare disponibile: più tessuto osseo è disponibile e maggiore è la lunghezza della vite endossea; viceversa, meno tessuto osseo c’è e minore è la lunghezza della vite endossea.

Quando ricorrervi

L’impianto dentale viene utilizzato per rimpiazzare denti mancanti o estratti quando ciò:

  • Compromette la masticazione;
  • Pregiudica la funzione fonetica;
  • Rischia di causare lo spostamento dei denti sani adiacenti;
  • Crea un disagio estetico, laddove l’assenza di uno o più denti deturpi l’estetica della bocca.

Installazione di un impianto dentale

Tecnica indolore 

In alcuni casi, è possibile inserire impianti dentali tramite una tecnica che non prevede l’incisione delle gengive ed i punti di sutura

Tale metodo studia la TAC 3D e grazie ad alcuni software, è in grado di stabilire il numero e il tipo di impianti da inserire prima di intervenire sul paziente.  

Gli impianti vengono applicati senza incidere e scollare le gengive laddove c’è l’osso individuato nell’analisi digitale preliminare della TAC. In questo modo i dolori, lividi e gonfiori post operatori sono ridotti al minimo. 

La tecnica implantare ALL ON 4 

In alcuni casi, è possibile che l’osso ci sia ma sia poco. A tal proposito, è necessario cercarlo tramite la TAC Cone Beam, software particolari, conoscenze ed esperienza. Con questa tecnica bastano 4 impianti posti dove è situato l’osso, in modo tale da poter consegnare una protesi fissa poche ore dopo l’intervento.

Quando manca l’osso cosa si può fare?

La tecnica All on 4 sopra citata è applicabile anche nel caso in cui ci sia poco osso. In tali casi, ci si avvale della tecnica degli impianti iuxtaossei, tramite la quale la protesi fissa viene ancorata ad una struttura in titanio, realizzata con la tecnica CAD-CAM.  Tale struttura a sua volta sarà avvitata sulla superficie esterna dell’osso anziché essere collocata internamente come per gli impianti endossei.

L’intervento viene eseguito in anestesia locale e pertanto non è doloroso.

Con gli impianti iuxta-ossei la protesi fissa viene applicata lo stesso giorno dell’intervento chirurgico, pertanto in poche ore si passa dalla dentiera mobile ad una dentatura fissa.

Durata e gestione

Un impianto dentale è in grado di durare dai 10 ai 15 anni senza alcun tipo di problema, a patto che il paziente presti particolare attenzione alla propria igiene orale e si sottoponga ai controlli con il dentista curante

A poter pregiudicare la durata di un impianto dentale, anche a dispetto di un’ottima gestione e pulizia, sono: 

  • protesi dentaria che comprenda un numero elevato di denti artificiali;
  • malattia parodontale che compromette la capacità dell’osso mandibolare o mascellare di sostenere la vite endossea;
  • l’osteoporosi e la radioterapia.

Rischi e complicazioni

L’installazione di un impianto dentale può generare una serie di rischi e complicanze di tipo generico, che hanno luogo a seguito di qualsiasi procedura chirurgica, o rischi e complicanze di tipo specifico, che caratterizzano l’operazione chirurgica in questione. . 

Rischi e complicanze di tipo generico

Tra i rischi e le complicanze di tipo generico, troviamo:

  • Infezioni;
  • Eccessiva perdita di sangue;
  • Gonfiore a livello di mascella o mandibola;
  • Dolore post-operatorio;
  • Allergia agli anestetici utilizzati nel corso della procedura.

Rischi e complicanze di tipo specifico

I rischi e le complicanze di tipo specifico sono distinguibili in: 

  1. rischi e complicanze a breve termine 
  2. rischi e complicanze a lungo termine.

Tra le problematiche a breve termine, si segnala soprattutto la mancata osteointegrazione della vite endossea.

Tra le problematiche a lungo termine invece, segnaliamo:

  • Gli episodi di perimplantite (processo infiammatorio che colpisce i tessuti siti attorno a un impianto dentale e che causa una perdita del supporto osseo nel quale si ha integrato);
  • La rottura della corona (o protesi dentaria);
  • L’allentamento della vite endossea;
  • La frattura della vite endossea o dell’abutment;
  • Il disallineamento dei denti, dovuto a fenomeni di riassorbimento osseo della mascella o della mandibola.

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Alimentazione equilibrata: ok a denti e abbronzatura

alimentazione equilibrata

Per ottenere un’abbronzatura intensa e uniforme è buona regola mantenere un’alimentazione equilibrata, ricca in acqua, sali minerali e vitamine. Tuttavia, pochi sanno che alcuni dei cibi che preferiamo consumare durante l’estate sono utilissimi anche per mantenere una dentatura perfetta. 

Cos’è il betacarotene? 

Il beta carotene è una sostanza in grado di stimolare la formazione di melanina e regalarci pertanto un colorito più scuro. Inoltre, tale nutriente protegge la pelle dagli effetti negativi delle radiazioni solari. 

Alcuni degli effetti positivi del betacarotene sono i seguenti:

  • forte potere antiossidante;
  • capacità di rendere più forte il sistema immunitario e proteggere quello cardiovascolare. 

Alimentazione equilibrata a base di beta carotene

Tra gli alimenti a maggior contenuto di carotenoidi, il primo posto spetta sicuramente alla carota, la quale contiene ben 1200 microgrammi di vitamina A  ogni cento grammi di prodotto. Inoltre, questo alimento svolge un ruolo fondamentale per i nostri denti, contribuendo a disperdere i batteri responsabili della generazione di placca. Di conseguenza, combatte anche l’alito cattivo

Un’altra verdura che favorisce l’abbronzatura e preserva la salute orale è il sedano, che aiuta a eliminare la placca e serve a rinforzare lo smalto

In generale, il beta carotene è presente in grandi quantità in vegetali gialli, arancioni e verdi come pesche, albicocche, meloni, broccoli e rucola. Grazie alla presenza di vitamina C e beta carotene, alimenti come le pesche gialle sono in grado di proteggere la pelle durante l’esposizione al sole, garantendo un’abbronzatura più graduale e duratura. Inoltre, essendo ricche di calcio e potassio, le pesche rappresentano un valido alleato per il rafforzamento di denti e ossa.

Un altro alimento in grado di stimolare l’abbronzatura sono le fragole, le quali contengono inoltre acido malico che agisce come astringente naturale per rimuovere la superficie macchiata dei denti.

Pesce e cibi ricchi di acidi grassi della serie omega-3 e omega-6, molto utili per via della loro attività antiossidante (fra questi ricordiamo il pesce azzurro, il salmone, le noci, le mandorle, ecc.). Per quanto riguarda altri tipi di proteine, anche carne bianca e legumi (soprattutto i fagioli) si rivelano essenziali per la struttura di denti e gengive.

Anche i frutti di bosco sono ottimi alleati nella riduzione dei depositi di placca, grazie alla loro azione antibatterica. Vegetali croccanti come mele, finocchi, e i già citati sedano e carote, oltre a frutta secca come mandorle, nocciole e noci favoriscono l’uso della dentatura ed eliminano i residui di cibo che potrebbero fermentare nel cavo orale.

E se invece soffrite di gengive gonfie o doloranti, consigliamo di optare per un succo di carota e lime o, in alternativa, ad un cocktail di melone e pesche. La presenza di vitamina C ed E aiuterà a contrastare e alleviare le infiammazioni.


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Benefici allattamento sulla salute orale

benefici allattamentoBenefici dell'allattamento al seno

In occasione della Settimana mondiale per l’Allattamento materno, da ILERNA Online Italia vogliamo ricordare i benefici dell’allattamento sulla salute orale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e altri enti sanitari raccomandano alle madri di allattare esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita del bambino e di continuare a nutrirlo con il proprio latte, insieme ad altri alimenti (noti come alimenti complementari), fino almeno ai due anni di età.

L’effetto protettivo dell’allattamento materno aumenta in proporzione diretta con  la sua durata. Nonostante i pregiudizi culturali della nostra società, l’allattamento materno al di là dei due anni di vita ha diversi benefici tanto per la madre che per il bambino, ed è per tale motivo che molte madri optano per ciò. 

Alcuni studi hanno collegato lo sviluppo precoce delle carie con l’allattamento prolungato ed è per tale motivo che a molte madri si consiglia di procedere con lo svezzamento precoce. Il fatto che la presenza di carie nella specie umana sia di gran lunga superiore a quella di altri mammiferi lascia pensare che ciò dipende da differenti fattori che non hanno nulla a che vedere con  il latte materno. 

Nei prossimi paragrafi, rendiamo nota la fisiopatologia delle carie e i fattori di rischio implicati, l’importanza dell’assunzione di latte materno così come la composizione ricca in elementi che favorisce la rimineralizzazione.

Come si sviluppano le carie

Le carie della prima infanzia costituiscono una patologia cronica e infettiva di natura complessa e multifattoriale. Si tratta di un processo distruttivo del dente che ha luogo in seguito alla demineralizzazione della superficie dentale. I batteri della bocca metabolizzano il glucosio depositato sul dente generando acido lattico, portando a una diminuzione del pH che, diventando acido (meno di 5,5), è il principale responsabile della demineralizzazione. 

Pertanto, per lo sviluppo delle carie, è necessario che si presentino diversi fattori: 

  • Presenza di denti: le carie non si possono generare se non ha ancora avuto luogo l’eruzione dei denti. 
  • Presenza di batteri cariogeni: il batterio maggiormente implicato nello sviluppo delle carie è lo Streptococcus mutans, che tende a colonizzare la bocca dei bambini tramite la trasmissione involontaria da parte dei genitori o di eventuali babysitter, quando si danno baci, si soffia o si prova il cibo prima di darlo al bebè. Si è dimostrato che si tratta di un fattore di alto rischio per l’apparizione di carie in bambini al di sotto dei tre anni di età, se la madre ha avuto o ha delle carie attive nel corso dell’ultimo anno. 
  • Consumare alimenti ricchi in carboidrati: gli alimenti che possiedono più di un 14% di zucchero sono ad alto rischio di carie. Diversi alimenti che vengono introdotti nella dieta infantile precocemente, quali ad esempio i cereali, contengono un’alta proporzione di zuccheri raffinati della quale non siamo coscienti. 
  • Il tempo durante il quale i batteri aderiscono al dente è fondamentale. Gli alimenti più appiccicosi che rimangono maggiormente attaccati al dente e l’assenza di un’adeguata igiene orale aumentano il rischio. 
  • Fattori individuali di predisposizione alle carie: la quantità di saliva (ridotta nel caso di alcune malattie, o con l’utilizzo di farmaci generalmente utilizzati per combattere l’asma), difetti dello smalto, un’anatomia irregolare della superficie dentale e altri circostanze individuali possono predisporre il bambino ad avere più carie. 

Propietà del latte materno

Il latte materno è un fluido di grande complessità biologica, protegge attivamente ed è di carattere immunomodulatore (ovvero si tratta di una sostanza in grado di stimolare o deprimere il sistema immunitario e può aiutare a combattere il cancro, possibili infezioni o altre patologie). Diversi elementi della sua composizione devono essere presi in considerazione nel momento in cui si valuta il suo effetto sulla salute orale

  • Fattori di difesa, che inibiscono l’accrescimento batterico. Inoltre, la microbiota del latte materno gioca un ruolo fondamentale nella battaglia tra batteri patogeni e non patogeni, che lottano per la stessa nicchia biologica. 
  • Minerali come il calcio e il fosforo e proteine come la caseina che fanno sì che il latte materno favorisca la rimineralizzazione.
  • Componenti quali l’arginina (uno dei 20 amminoacidi che fanno parte delle proteine) e l’urea che favorisce l’incremento del pH e pertanto diminuisce la demineralizzazione. 
  • Un pH adeguato (il pH del latte materno si aggira tra 7.1 e 7.7).

Tutti questi fattori e la loro azione fisiologica fanno pensare che il latte materno in sè non sia cariogeno ma tutt’altro: previene lo sviluppo delle carie. 

Relazione tra carie e allattamento al seno

Diversi studi affermano che non vi è prova scientifica in grado di dimostrare la correlazione tra allattamento prolungato e sviluppo delle carie nel corso della prima infanzia. Inoltre, non si ha prova che lo svezzamento precoce ne diminuisca il rischio. 

Un altro fattore da prendere in considerazione è che, nel corso dell’allattamento, il capezzolo è situato alla fine della bocca del bebè, nel limite tra palato duro e molle; pertanto, non tocca i denti. Inoltre, durante la suzione non nutritiva, se il capezzolo non viene tirato, il latte cessa di uscire. Anche nel caso in cui il bebè si addormenti con il capezzolo nella bocca, il latte non esce, mentre con il biberòn vi è questo rischio. 

Rischi dell’assenza di latte materno sulla salute orale

L’assenza di allattamento al seno aumenta i rischi associati alla salute orale, tra cui la funzione di suzione-deglutizione-respirazione, dal momento che non hanno sviluppato adeguatamente la muscolatura. Inoltre, interferisce sulla generazione di future funzioni orali, aumentando il rischio di deglutizione atipica, respirazione orale, disfunzione masticatoria, difficoltà nell’articolazione del linguaggio, ecc. 

I bambini che non vengono allattati al seno soffrono maggiormente di malocclusioni dentali. Tuttavia, i bambini che vengono allattati, quanto più vengono alimentati al seno, meno si succhiano il dito o ricorrono all’uso del ciuccio. Inoltre, pare che vi sia una relazione inversa tra tempo di allattamento e abitudini orali nocive, dal momento che il lattante soddisfa le sue necessità di suzione non nutritiva tramite l’allattamento al seno. Per tali motivi, promuovere l’allattamento al seno è la chiave per favorire la salute orale

In conclusione, non esiste una prova scientifica della relazione esistente tra allattamento al seno e carie. Infatti, sono stati dimostrati innumerevoli benefici sulla salute, inclusa quella orale, derivanti dall’allattamento al seno. 


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Giornata mondiale contro l’epatite e relazione con la salute orale

giornata mondiale contro l'epatiteGiornata mondiale contro l'epatite

Oggi, 28 luglio 2021, è la Giornata Mondiale contro l’Epatite, termine indicante l’infiammazione del fegato. Il claim di quest’anno? “Le epatiti non possono aspettare”.

Esistono differenti forme di epatite, le quali possono essere classificate in due gruppi:

  • epatiti infettive;
  • epatiti non infettive.
giornata mondiale contro l'epatite

Epatiti infettive

Il primo gruppo include quelle forme di epatiti causate da infezioni. Tra le più comuni, troviamo:

  • Epatite A: si trasmette attraverso il consumo di cibo o di acqua contaminate dalle feci di un individuo affetto.
  • Epatite B: si trasmette attraverso i fluidi del corpo (sangue, secrezioni vaginali e liquido seminale) da una persona infetta ad un individuo sano.
  • Epatite C:  si trasmette prevalentemente attraverso il sangue, ma è anche dovuta ai contatti sessuali non protetti.
  • Epatite D:  il contagio implica il contatto diretto col sangue infetto.
  • Epatite E: si contrae per via oro-fecale (ingestione di acqua o cibi infetti in cui sia presente materiale fecale che ospiti il virus HVE) o per contatto con il sangue.

Cause 

La principale causa delle epatiti infettive è un virus specifico identificato dalla sigla HV (Hepatitis Virus) accompagnata dalla specifica lettera dell’alfabeto.

Oltre a ciò, le epatiti appartenenti al primo gruppo possono essere causate da altri microrganismi.  Tuttavia, si tratta di epatiti abbastanza rare, che colpiscono soprattutto soggetti immunodepressi, pertanto caratterizzati da un sistema immunitario indebolito.

Infine, l’epatite può essere provocata anche dall’ingestione di sostanze tossiche (abuso di alcol, farmaci, ecc.), malattie autoimmuni e fattori metabolici (morbo di Wilson, deficit di α-1 tripsina).

Sintomi 

Tra i principali sintomi dell’epatite, riscontriamo:

  • Stanchezza estrema.
  • Malessere simil-influenzale.
  • Prurito della pelle (Epatite B).
  • Edema (Epatite B).
  • Eritema Polmonare (Epatite B).
  • Colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari.
  • Urine scure.
  • Feci chiare.
  • Dolore addominale, che si irradia dal fianco destro.
  • Inappetenza.
  • Dimagrimento.
  • Nausea e vomito.
  • Aspetto sofferente.
  • Emorragie spontanee.
  • Ipertensione portale.
  • Insufficienza renale.
  • Encefalopatia epatica.
  • Disturbi epatici e metabolici di vario tipo.
  • Cancro al fegato.

Relazione tra epatite e salute orale

Un’infezione virale del calibro di un’epatite porta allo sviluppo di una serie complicazioni correlate. Tra di esse, troviamo patologie legate alla salute orale. Infatti, le alterazioni del sistema immunitario causate dall’infezione e i cambiamenti nella propria dieta, stile di vita e nella composizione della saliva possono facilitare lo sviluppo ed il peggioramento di malattie orali come le parodontite. Uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of Immunology Research, dimostra infatti la stretta relazione fra tale patologia e l’epatite C.

A livello orale il paziente portatore del virus HCV presenta solitamente forti emorragie del tessuto gengivale. Per tale motivo, tende a non spazzolare efficacemente i denti, accumulando di conseguenza placca batterica che può evolversi in parodontite. Talvolta per la presenza di placca e tartaro sono stati riscontrati epulidi.

A queste manifestazioni si associano gli effetti collaterali dell’interferone, sostanza prodotta dalle cellule del sistema immunitario che si produce durante le prime fasi dell’infezione. Infatti, in molti casi si sviluppano mucositi, mentre in altri individui sono stati riscontrati casi di Lichen Ruber Planus orale. Il lichen si è riscontrato essere molto spesso associata all’HCV dal momento che la terapia con interferone abbattendo le difese immunitarie crea stomatopatie di tipo autoimmuni.


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